Ma l’instant movie non aggiunge nulla

Andato in archivio l'esperimento di Erba, i giorni dell'odio (lunedì su Canale 5, ore 21), resisi conto che non si è trattato come si temeva né di una docufiction modello Grand Guignol né del ventilato instant-movie straboccante di violenza, resta la sensazione di una noia strisciante e progressiva, che da un punto di vista televisivo è forse persino peggio dei ricorrenti discorsi sulla spettacolarizzazione degli avvenimenti delittuosi e del dolore che vi è connesso (per questo tipo di deriva c'è il giudizio etico, che ciascuno esprime a seconda dei propri orientamenti). La ricostruzione sceneggiata della carneficina di Erba, con tanto di attori a dare volto e voce ad avvenimenti che il copione ha cercato di riproporre restando fedele ai documenti ufficiali, ha lasciato perplessi soprattutto per un motivo: non ha potuto aggiungere niente di più di quel che già si sapeva sui fatti in questione precedentemente sviscerati e commentati in una serie di estenuanti e un po' morbose trasmissioni. Anche sotto il profilo strettamente mediatico l'espediente della riproposizione sceneggiata di vicende di cronaca nera più o meno recente aveva già avuto i suoi discussi battesimi, sia in forma di telefilm vero e proprio (come ad esempio nella ricostruzione dei delitti della banda della Uno Bianca), sia in versione più documentaristica come nel racconto degli omicidi compiuti dal serial killer Donato Bilancia e, più recentemente, nell’accurata narrazione in pieno stile docufiction della cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano. Nel caso di Erba, i giorni dell'odio, presentato all’interno di una puntata speciale di Matrix comprensiva di un dibattito in studio, gli elementi di novità riguardano la vicinanza temporale del filmato rispetto ai fatti accaduti, la celerità con cui si è provveduto a prepararlo e mandarlo in onda, il «basso costo» dichiarato dallo stesso Mentana in fase di presentazione, che non si sa se interpretare come una excusatio non petita oppure il segnale che questo tipo di docufiction mordi e fuggi è destinato a diventare seriale e commercialmente appetibile. Tale scenario aprirebbe seri interrogativi di carattere giudiziario (in quanto le docufiction sempre più ravvicinate agli episodi delittuosi potrebbero interferire con le indagini in corso) e non poche discussioni sull’opportunità di riaprire - in particolare tra i parenti delle vittime - dolorose quanto inutili ferite, presentando ripetute scene in cui le vittime vengono di nuovo uccise e straziate, questa volta «per fiction», per esigenze televisive e senza che ne consegua alcun valore aggiunto sotto il profilo dell'informazione. Se è vero che esiste la banalità del male, prima o poi ci renderemo conto che esiste anche la banalità della docufiction.