L’Insula, d’inverno i turisti d’estate i ladri e i senzatetto

Nella ex casa d’affitto romana del II secolo d.C «regnano» incontrastati barboni, borseggiatori e venditori ambulanti

Valeria Arnaldi

Buste di plastica piene di stracci, sporcizia e rifiuti di ogni tipo, bottiglie vuote di birra e vino scadente, numerose confezioni di alcolici. Alloggio «monumentale» per un uomo di circa quarant’anni, che da settimane vive indisturbato all’interno dell’Insula dell’Ara Coeli, tra il Campidoglio e il Complesso del Vittoriano. Proprio nel cuore culturale e istituzionale della città. Edificata nei primi decenni del II secolo d.C. l’Insula, casa d’affitto romana, può essere visitata gratuitamente dalla metà di novembre alla fine di maggio dalle scolaresche. D’estate, però, è completamente abbandonata, nonostante si trovi a pochi passi da piazza Venezia, quotidianamente presidiata da forze dell’ordine e vigili urbani.
Il servizio di vigilanza sembra, purtroppo, fermarsi al confine delle fontane dei due mari - a sinistra, l’Adriatico di Emilio Quadrelli, a destra, il Tirreno di Pietro Canonica - che si trovano sui lati della facciata del Vittoriano: gli agenti si spingono fino a qui per controllare che romani e turisti accaldati non si lascino andare a rinfrescanti e illecite abluzioni. Non vanno, però, oltre. Per «occupare» l’Insula al senzatetto è bastato scavalcare una grata di tubi «Innocenti». L’impresa - peraltro facile, visto che i tubi costituiscono una sorta di scaletta - compiuta la prima volta con successo, si ripete, ormai, più volte al giorno senza che nessuno intervenga. L’uomo esce dal suo alloggio per elemosinare qualche spicciolo nella zona, comprare da mangiare (e soprattutto da bere) poi, come se nulla fosse, torna a sdraiarsi, spesso ubriaco, nella sua «casa».
Scoperta durante i lavori di risistemazione dell’area del Vittoriano, che portarono alla demolizione degli edifici sulle pendici del colle Capitolino, l’Insula ha cinque piani. Sulla strada si affacciavano le tabernae. Verso la fine del III secolo d.C. fu aggiunto alla struttura un portico a pilastri. Gli appartamenti ai piani bassi erano spesso occupati da cittadini facoltosi. Nei piani alti, vivevano, invece, i plebei, per un totale di circa 380 persone. Nel Medioevo, la struttura fu trasformata nella chiesa di San Biagio del Mercato - inglobata nel seicento in quella di Santa Rita, poi trasferita presso il Teatro di Marcello - della quale sono visibili il campanile romanico e un affresco trecentesco raffigurante la «Pietà». Oggi l’Insula è una «villa» per senzatetto e l’affresco una sorta di insegna per gli extracomunitari che vengono qui a vendere occhiali da sole, magliette e piccoli souvenir. Il tam tam del degrado è stato rapido: il grande passaggio di turisti e visitatori, unito al manifesto abbandono, attira ogni giorno anche molti borseggiatori nel triangolo Campidoglio-Ara Coeli-Vittoriano. Per lo più sono bande di giovanissimi. Basta attendere pochi minuti per vederli entrare in azione. Vestiti con capi alla moda per confondersi tra la folla, si fingono turisti e poi, scelte le vittime, le accerchiano e veloci scippano i portafogli da tasche, borse e zaini. I soldi si contano, nascosti tra le piante, vicino al bronzo di Cola di Rienzo. Estremo paradosso: il monumento al tribuno, esperto di antichità romane, che incitava le folle a reagire contro il malcostume della Roma trecentesca, nel desiderio di riportare la città agli antichi fasti, oggi si trova nel cuore del suo degrado e delle tracce di quegli stessi fasti vede la desolata incuria.