L’integrazione tra Telecom e Tim fa bene ai conti

I profitti dei primi nove mesi salgono a 2,6 miliardi di euro. Tronchetti non esclude di modificare l’entità dei dividendi

da Milano

«I risultati dei primi nove mesi dell’anno - ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente del gruppo Telecom Italia - ci dicono che c’è spazio per un prossimo incremento dei dividendi del gruppo». È forse questa la novità più importante dei conti resi pubblici ieri dalla prima società di telecomunicazioni italiana. Per il resto le cose sono andate più o meno come si attendevano gli analisti del settore.
L’utile netto consolidato è raddoppiato rispetto all’anno scorso, toccando i 2,6 miliardi di euro, «grazie all’operazione di integrazione Tim che ha comportato l’integrale possesso delle attività del Mobile e alle plusvalenze delle cessioni». In sostanza la capogruppo si è portata a casa circa il 45 per cento degli utili Tim che nel passato erano a beneficio degli azionisti di minoranza, quando la società era quotata. Si è data un’accelerata alla rete Umts, dove Tim è partita dopo il leader del mercato, H3g. A far data settembre 2005 sono stati venduti un milione di terminali, di cui circa l’80 per cento negli ultimi due trimestri. Confermata infine la forza di Tim Brasil, con 18,3 milioni di linee istallate e una quota di mercato che è salita al 23 per cento.
Riguardo alla rete della telefonia fissa crescono invece le ricche utenze a banda larga, che raggiungono quota 6,3 milioni. Infine, dal punto di vista finanziario, scende a 42 miliardi l’indebitamenteo finanziario netto; Tronchetti si è detto convinto che un possibile aumento dei tassi nei prossimi mesi non influirà eccessivamente sul costo del debito. Così come non sono previste fino al 2007 nuove richieste al mercato, grazie ai dieci miliardi di liquidità in cassa. Ricavi complessivi ad un passo dai 22 miliardi.
La filosofia della «one company» che integri fisso e mobile, ha detto ancora Tronchetti, dispiegherà i suoi effetti pienamente solo l’anno prossimo. Sono stati già stimati, per il 2006, risparmi a livello corporate per circa 200 milioni di euro, tra tagli al personale e risparmi di costi.
Un passo per riuscire a mantenere gli obiettivi del piano triennale che prevedono una crescita del Mol tra il 6 e l’8 per cento, e che in questi nove mesi non si è verificata.
La concorrenza sulla telefonia mobile, in particolare nel settore Umts, e alcune pressioni sulle tariffe hanno infatti eroso i margini di Tim. Stabile ieri il titolo in Borsa.