L’Inter ancora in dieci A San Siro è profondo Red

La rimonta del ’65 resta un ricordo. L’espulsione di Burdisso e il gol di Torres condannano i nerazzurri. Troppi errori sotto porta per Cruz, Ibra è ancora deludente. E la Champions rimane un tabù

da Milano

Le occasioni ci sono state, Cruz due volte, anche tre, Ibra solo davanti a Reina ha calciato fuori e alto, in fondo Julio Cesar ha dovuto solo raccogliere la palla di Torres. Ma il Liverpool con tre giocatori ha messo l’Inter nuovamente fuori dall’Europa: sono bastati Kuyt, Torres e Gerrard a far crollare il titolo. Ibra è stato sostituito accompagnato dai fischi e questo è un segnale, proprio mentre il suo contratto da 10 milioni è solo da firmare. E forse chi fischiava non immaginava che l’uscita più clamorosa sarebbe arrivata a fine partita, quando Mancini ha annunciato che la sua avventura all’Inter si è chiusa. D’altra parte, se la rimonta del ’65 è rimasta un lontano ricordo e questa squadra continua a recitare il ruolo del fantasma in Europa, qualcosa vorrà pur dire.
Partita difficile, ma come si immaginava, il Liverpool non gioca benissimo ma è tranquillo, l’Inter non gioca benissimo ed è agitata. Le immagini più nitide sono una fuga di Torres sulla destra che pianta Burdisso dopo un paio di minuti, Cruz che all’8’ trova l’angolo di destra della porta di Reina ma anche il portiere che mette in angolo, un’altra palla suggerita da Ibra a Cruz che sulla sinistra sferra un diagonale basso che si perde a due metri dal palo. Il resto sono lavori sporchi, stracci che volano, Cambiasso che scivola e serve Torres, Maicon che svirgola e serve Kuyt, due assist in area interista che finiscono nella confusione più totale. È la partita che vuole il Liverpool, non si ragiona, si corre, l’Inter sulle fasce è assente, gli inglesi ci provano a volte. Finisce che c’è un gran traffico in mezzo dove Vieira, Cambiasso e Zanetti tentano di mettere ordine ma c’è lo spazio di un metro per fare tutto e il fiato lungo e irritante di Mascherano e Lukas Leiva.
Stankovic nella terra di mezzo non gira, liscia, esegue stop di un metro che in quell’affollamento equivalgono a palle perse. Ci mette l’anima come al solito, ma come arriva al limite dell’area si stoppa contro il muro preparato da Benitez che ha inserito a sorpresa anche la torre Skrtel.
Si intuisce che l’Inter ha paura, paura di prendere i gol, di chiudere subito le trasmissioni, di deludere il suo pubblico. Ibra e Cruz spesso soli e circondati. Lo svedese non è male, ne serve un paio che fanno impennare lo stadio, tenta di organizzare qualcosa ma manca uno che sappia tagliare il campo come Gerrard, che quando apre il compasso prende magnificamente Babel e Kuyt sulla fascia e senza fargli cambiare il passo. Il Liverpool fa poco, sfrutta gli errori e le scivolate in serie di Maicon, Cambiasso, Rivas e Burdisso. Dopo mezz’ora le squadre sono già lunghe, ma l’Inter continua a fare troppa fatica per tirare in piedi qualcosa di pulito. Il tempo macina la speranza e le uniche arrivano dalle corse di Zanetti che semina un po’ di gente ma quando alza gli occhi si trova solo in un deserto di maglie rosse. Il colpo potrebbe arrivare a un attimo dall’intervallo, Maicon indovina un rimpallo, entra in area, serve Cruz, prodezza e colpo di tacco che Reina mette in angolo sul primo palo con una mano. L’Inter deve scuotersi, deve succedere qualcosa, ci pensa Burdisso che al quinto della ripresa si fa espellere per doppio giallo, la sua personalissima coppa Libertadores finisce qui assieme alla Champions dell’Inter. In dieci come ad Anfield e come ad Anfield la squadra intuisce che si può anche uscire dalla Champions.
Zanetti scala a sinistra, Ibra si presenta solo davanti a Reina e calcia fuori, quando Torres fa una giravolta in area e la mette sul palo di destra non si può neppure gridare allo scandalo. E neppure che se lo sentivano tutti. Mancini passa alla difesa a tre, Maicon sale, si vede perfino Vieira conquistare un pallone e Ibra prendersi dei fischi. Quando Mancini lo toglie dal campo San Siro lo sommerge, la gente si sente tradita, lui ha perso l’ennesima occasione per battere un colpo pesante. Ciao Inter.