L’Inter argentina avanza a passo da record

Sull’1 a 0 Julio Cesar ha parato un rigore a Frick: è il secondo sui quattro assegnati contro i nerazzurri

da Milano
Ancora l’Inter argentina. Ancora l’urlo gaucho per risvegliare San Siro e l’Inter dai suoi torpori. Nicolas Burdisso sembra diventato il cabezon della compagnia: quattro gol di testa in due partite, cose calcisticamente raffinate. Hernan Crespo lucida gli occhi dei buongustai del calcio e dimostra che ha sempre sbagliato chi lo ha snobbato (Milan compreso): ancora un gol, il sesto in campionato, che vale la tranquillità all’Inter e il piacere di veder calcio agli spettatori. Mancini lo ha applaudito, lui ha fatto il segno di chi dice: visto che roba? Segnali di una squadra che sta giocando su una nuvola: tranquilla, concreta, sicura anche quando rischia o combina il pasticcio.
Ieri, per il vero, il pasticcio lo ha combinato l’arbitro vedendo un rigore che non c’era: Maicon sonnecchia, Antonini arriva da dietro in area e, appena sente il respiro del brasiliano, sviene a terra. L’arbitro gli crede, ma a quel punto compare l’Inter brasiliana. Julio Cesar lascia fare un po’ di moine a Mario Frick, ma poi va ad incrociare la palla con la mano destra. Su quel braccio il folleggiante portiere di casa Inter ha inciso il nome dei figli. Dev’essere una dolce magia, se anche quando parò il rigore a Fini, dell’Ascoli, ci arrivò con la mano destra. Mano del fato o mano fatata, stavolta mano riparatrice di un errore arbitrale.
In quel momento l’Inter era avanti d’un gol: qualcosa poteva andare di traverso. Invece il guizzo del portiere e l’urlo liberatorio di San Siro hanno detto che, pure nella routine, l’Inter non abbassa la guardia ed alza i giri del motore quando serve. Gli otto gol segnati nei primi 15 minuti delle partite sono un avviso ai naviganti sulla capacità di concentrazione trovata dalla squadra. I due rigori parati da Julio Cesar, sui quattro subiti dai nerazzurri in casa, avvertono circa le propensioni difensive a spettacoli non graditi, ma pure sulla bontà del portiere. Come a dire: Buffon non serve.
Piuttosto non perde colpi la banda argentina: sta lanciando la squadra verso un campionato da record. Manca un successo in campionato (ora sono sette) per prendere l’Inter dei primati del Trap. Le undici vittorie consecutive (tra coppe e campionato) pareggiano quelle dell’Inter ’39-40. In Europa il Lione si è fermato a 14, ed anche quello era un record. L’urlo gaucho si è fatto sentire ventidue volte sui 42 gol segnati in totale dall’Inter, sempre tra coppe e campionato. Determinanti ieri come tante altre volte. Burdisso ha fatto il colpo, poi l’Inter ha giocato con l’anima ma senza piedi buoni: tanti errori, molti sbadigli in tribuna, qualche rischio subito dalla difesa nerazzurra. Ibrahimovic pronto a giocare tutti i palloni, quasi mai a concludere bene la giocata: neppure fosse stregato. La ripresa è stata più movimentata: il rigore parato da Julio Cesar e poco dopo la rete di Crespo. Poi tanta voglia di far spettacolo e gol. Il Siena è stato sparring partner sempre, l’Inter la squadra che ha la testa per essere regina di questo campionato: non ha fatto andare il motore a mille, ha cercato di divertire con qualche giocata. Samuel ha tolto idee bellicose all’ultimo guizzo di Frick, Julio Cesar non si è perso l’occasione per godersi la benevolenza della gente nerazzurra ed ha spento illusioni più che ispirazioni felici.
Ormai l’Inter subisce pochi gol, Stankovic ha ritrovato la compagnia di Cambiasso e gestisce il gioco con la tranquillità del leader, gli attaccanti si alternano al gol. Fra qualche tempo segneranno anche Recoba e Adriano e il miracolo sarà completo.