L’Inter di Champions si veste da Italia per fermare il Bayern

I nerazzurri già costretti a rincorrere, i tedeschi cercano la rivincita del mondiale. Mancini: «Servono calma e qualità»

Riccardo Signori

nostro inviato ad Appiano Gentile

Il filone è sempre lo stesso: i tedeschi vedono l’Italia e gli italiani del calcio e pensano al gatto nero. Il Bayern, quando viene a Milano, rischia il malumore per il resto dell’anno (quattro sconfitte con il Milan). Anche se stavolta il sorriso sarà più largo, almeno fino a stasera. Dire Inter e ripensare a quel 3-1, targato coppa Uefa del dicembre ’88, che ammutolì San Siro sarà tutt’uno. L’Inter è un portafortuna, per il Bayern e tanti altri, l’unica squadra insieme alla Roma battuta dai tedeschi sul suolo nostro. L’Italia è una maledizione. Dopo Spagna ’82, riecco il calcio nostro vestito da campione del mondo, con tanto di scalpo tedesco appeso al pedigree: finale e semifinale, ogni volta è uno sventolare di successo.
Il Bayern verrà a riproporre una rivincita che è solo nell’ideale, anche se ha più nazionali tedeschi in campo di quanto l’Inter abbia italiani in rosa. Ma stavolta l’Inter deve imitare la nazionale nostra. Per farlo rispolvera Ibrahimovic e Crespo, uno dei due è un italiano ad honorem visto che ama tanto il paese nostro da esserci ritornato di corsa e con l’intento di non andarsene più. Dunque, contraccambi la fiducia. La Champions è cominciata con il sorriso un po’ irridente e storto di una notte da gatti di marmo passata a Lisbona. Inutile pensarla con Javier Zanetti, che stasera farà 500 partite con la maglia nerazzurra. «Una sconfitta immeritata, lo Sporting ha trovato il gol». Meglio seguire la rotta di Mancini che chiede riscatto e nobiltà calcistica. «Ora è fondametale far punti per non inseguire sempre, è importante che la squadra giochi con calma e qualità». Idea controfirmata da Moratti che ha chiesto di rilanciare l’ottimismo del popolo nerazzurro. «Ci serve una vittoria, ci serve andare avanti in campionato e in Champions. Credo che tutti sentano il senso di responsabilità per l’importanza di questa partita». Non c’è la sensazione da ultima spiaggia, ma certamente quello con il Bayern è un passaggio a nord ovest, là dove spirano i venti contrari e bisogna tener la barca in rotta.
L’Inter non sta peggio, ma neppur meglio dei tedeschi. Pesano le assenze dei centrocampisti quanto al Bayern pesa la cattiva forma di Podolski, goleador in astinenza, e qualche risultato gramo. «Ma loro sono primi nel girone, partono con un leggero vantaggio, sono una squadra tosta, molto fisica che gioca bene ed ha fiducia». Mancini ha fatto la radiografia dei tedeschi con la preoccupazione di chi non sa a qual credo affidarsi per convincere i suoi ad una partita da finale di Champions. Ricorda che la coppa dei Campioni ha ancora più fascino del campionato. «C’è chi preferisce il campionato perchè è lungo e duro, ma la Champions non ha eguali. Il massimo sarebbe vincere entrambi». Butta lì la frase con noncuranza, sperando che la leggano tutti i suoi giocatori. Se non si ritrovasse con solo due campioni del mondo in squadra, forse gli sarebbe più facile ricreare l’atmosfera da Italia-Germania. Dici campioni del mondo e Materazzi e Grosso gonfiano il petto. Peccato che in campo solo lo stopperone abbia dimostrato, per ora, stoffa da campione del mondo. Sull’altra panchina ci sarà Magath, in tribuna Rummenigge: tutto fa storia e revival. In campo quel gruppetto di tedeschi, innervato da Sagnol, francese con i conti da regolare. Niente di meglio per creder ad una sfida senza respiro. Mancini ha chiesto alla squadra un supplemento di maturità. «Non dobbiamo pensare di andare in campo per segnare gol subito. Aspettiamo e giochiamo, soprattutto non dovremo permettere al Bayern di avere tante possibilità sotto porta».
Il ricordo delle imbarcate di gol contro Roma, Fiorentina e Chievo fa male. L’idea è una sola, a prescindere dal modulo: «Dobbiamo essere messi bene in campo, conta l’atteggiamento». Questo per dire che, a prescindere dalle condizioni non perfette di Materazzi e Dacourt, dal dubbio circa l’impiego di Figo fin dal primo minuto e dalla necessità di sprecare gol il meno possibile, servirà la grinta di chi ha fame e forse paura, la qualità dei giocatori che fanno la differenza. Finora, in Champions, la squadra di Mancini ha vinto 9 dei suoi dodici incontri giocati a San Siro e due li ha pareggiati. L’Inter, nella sua storia di Champions, ha sempre battuto le squadre tedesche a Milano. Anche la statistica è un gatto nero. Ma spesso non si sa per chi.