L’Inter ci crede e spazza via anche il Palermo

Riccardo Signori

da Milano

Sarà contento Moratti. Ha dimostrato al rissoso Zamparini che l’Inter non è più una squadra senza umiltà e che, magari, merita di più anche quando si parla di diritti tv. Il pallone ha messo a posto tutti e l’Inter la sua coscienza. Riscattato quel maledetto tombolone di settembre che mandò subito in salita il suo campionato. Stavolta i tre gol li ha segnati la gente di Mancini, l’Inter ha sofferto, solo e soprattutto, all’inizio del secondo tempo, ma prima e dopo ha mostrato la faccia cattiva, quella di gente che non vuol mollare nulla. E così sono sei vittorie consecutive a San Siro. Vero, questo è un cammino da Juve. Chissà se basterà. Intanto bastino la bella rete di Cambiasso, l’autogol di Terlizzi, la stilettata finale di Figo che ha riscattato una partita (personale) pasticciata.
L’Inter ha giocato subito con determinazione e aggressività: pochi complimenti negli interventi, talvolta al limite dell’isterico-rissoso. Kily ha perfino rischiato di farsi metter in castigo per una reazione alla Stankovic. Ma Pieri è stato buono di cuore, un po’ troppo (soprattutto nel primo tempo) nello snobbare falli e falletti di tutte e due le squadre. Il Palermo, invece, ha interpretato un primo tempo con faccia pallida, senza rombar di motori sulle fasce che poi è una sua specialità, al tiro prevalentemente con Grosso, talvolta malinconicamente sovrastato dalla grinta del club sudamericano degli interisti. Debolezze che l’Inter ha ben sfruttato perchè, poi, la ripresa ha vissuto altra storia: Julio Cesar ha visto sfilare palloni che parevano siluri, Barone da fuori area ha colpito il palo.
In realtà nel primo tempo è stato tutto un gran daffare di gioco, ma senza mettere i portieri in serio imbarazzo. Lupatelli se l’è passata bene per una ventina di minuti prima che gli interisti inquadrassero la porta. Veron e Cambiasso hanno preso per mano la squadra. Kily ha interpretato il match come una lotta senza quartiere nella quale ha infilato anche qualche conclusione da metter l’angoscia a Lupatelli. I difensori sono stati inesorabili, specie Cordoba e Samuel. Figo ha cominciato pasticciando con se stesso (manie da dribblomane), prima di trovare il modo di essere utile alla compagnia. Dopo una ventina di minuti l’Inter ha cominciato ad inquadrare la porta, a produrre azioni efficaci, comunque piacevoli, imponendo al Palermo se non soggezione, certamente preoccupazione. Di conseguenza ne è venuto il primo gol, nato da un corner di Figo, una deviazione (quasi fosse uno schema) di Cordoba per Cambiasso pronto alla capocciata decisa e decisiva. Il gol è stato molla ed elisir d’ebbrezza per la gente nerazzurra, la squadra ha cercato grandi accelerazioni spinta dalla vena di Adriano, maledetto nei piedi (si sono sprecati liscio ed errori perfin ridicoli) ma pronto alle progressioni da devastante bombardiere.
L’Inter ha sprecato qualcosa nel finale del primo tempo, ha sofferto parecchio all’inizio della ripresa quando Grosso e Barone hanno assestato la mira. I primi venti minuti sono tornati partita nel vero senso della parola. Inter in affanno, Palermo arrembante. E viceversa. Poi classe, forza e meriti hanno rimandato i nerazzurri al potere. Adriano e Figo si sono mangiati un gol facile. Un altro corner del portoghese e l’ennesima deviazione del testolone di Cordoba hanno permesso il raddoppio: segnato da Terlizzi, ma con l’ombra di Adriano a metter paura. Infine l’ultimo squillo di tromba di Figo è stato il cadeau del buon ricordo per quelli che hanno sfidato il gelo di San Siro. Ma stavolta l’Inter li ha scaldati.