L’Inter col vizietto del rosso Mancini: «È solo colpa nostra»

Il tecnico: «Con un uomo in meno si accumula stanchezza»

Prima di campionato, a San Siro c’è l’Udinese. L’Inter è reduce dalla randellata in Supercoppa italiana, ma quella con la Roma è solo la coda del campionato precedente, ora si ricomincia, stagione 2007-08. Scudetto di stoffa sulla maglia e dopo nove minuti Ibrahimovic vede l’inserinento di Stankovic sulla destra, il serbo entra in area e sorprende Chimenti sul primo palo. Sembra subito un altro campionato tutto in discesa. Invece dopo dodici minuti della ripresa Julio Cesar si fa sorprendere da un rimbalzo, è fuori area, alza istintivamente il braccio e tocca il pallone per non farsi scavalcare da Asamoah appostato a un paio di metri: rosso diretto. È la prima di dieci espulsioni, cinque in campionato, sicuramente la più veniale, ma ridotta in dieci l’Inter si fa raggiungere dall’Udinese, più o meno quanto è accaduto mercoledì sera a Marassi con il doppio giallo a Pelè e pareggio successivo di Borriello.
Massimo Moratti, e non solo lui, ha trovato eccessivo il secondo giallo a Pelè per una entrata più plateale che scorretta su Juric: «Sono cose che possono capitare, ma Rocchi mi è sembrato un po’ severo». Detto quasi con fastidio, nel timore di innescare accuse di lamenti: «Non c’è stanchezza mentale dietro l’espulsione di Pelé e il discorso finisce qui. L’arbitro può fare quello che vuole e pensare di essere dalla parte del giusto. Io ho la mia opinione ed è quella che ho appena espresso. Quindi non vedo alcun nervosismo». Anche Mancini è in linea con il suo presidente con una considerazione: «Giocare sempre in dieci è una grande fatica, soffriamo troppo e la stanchezza si accumula». Poi l’ammissione: «Noi abbiamo la colpa maggiore di queste espulsioni, dovremmo fare più attenzione». Soprattutto nei casi di doppio giallo, le situazioni che i tifosi non digeriscono e finiscono per accomunare nell’errore il giocatore che non si è saputo frenare e l’allenatore che non l’ha tolto preventivamente dal campo: Chivu con il Psv, Cesar con l’Udinese, Materazzi all’andata e Burdisso al ritorno con il Liverpool, Pelè a Genova. In totale 420 minuti giocati in dieci uomini, quasi cinque partite, un vizio costato qualche punto in campionato, probabilmente l’eliminazione in Champions, un sovraccarico di stress con la Juventus in coppa Italia quando l’espulsione di Nicolas Burdisso ha ribaltato il 2-0 in un poco rassicurante 2-2 in vista del ritorno all’Olimpico di Torino.
Moratti dopo il pareggio di Marassi ha fatto comunque i complimenti alla squadra perché l’ha vista reagire in una situazione che ha definito difficilissima: «Era normale che potesse prendere un gol». È successo cinque volte su dieci, in inferiorità numerica forse si gioca meglio come diceva qualcuno ma si prende quasi sempre un gol, con la Juventus e il Liverpool anche due, segno che se hai davanti una squadra vera, può succederti di peggio.
Moratti probabilmente ha ragione quando non legge nessuna stanchezza mentale nei suoi giocatori. Forse è una situazione più generale, forse sono solo le partite vissute novanta minuti sulla punta del seggiolino quando c’è l’Inter di mezzo. Il Viareggio vinto è stato un altro segnale: dopo 119’ minuti di semifinale con l’Atalanta Balotelli segna su rigore il gol che vale la finale, l’arbitro Baracani fischia la fine e inizia la rissa atalantina. I ragazzi della Primavera c’entrano poco o niente addirittura, ma in tribuna Moratti è offeso pesantemente e in finale contro l’Empoli, il presidente Corsi spingerà addirittura i suoi ragazzi a lasciar vincere l’Inter. È l’aria che c’è attorno che non aiuta, finisce che le vittorie si godono poco. Ma ciò che non lascia tranquillo il presidente è che questa pressione sta diventando la peggior avversaria dell’Inter.