L’Inter conquista Mosca La Roma stende lo Sporting

I nerazzurri rischiano e subiscono il gol da Jo, poi recuperano con Crespo e Samuel su errori dei russi. Vieira ko, si teme un lungo stop. <strong><a href="/a.pic1?ID=215474" target="_blank">I giallorossi perdono Totti</a></strong> per infortunio: entra Vucinic, decisivo

Mosca - Vince l’Inter argentina e perde il Cska brasiliano: gol tutti loro, ma gli interisti hanno la mira migliore. Ed, alla lunga, anche il gioco migliore. Mosca lascia il buon ricordo alla gente nerazzurra, proprio nello stadio dove una delle tante Inter morattiane (quella del ribaltone Cuper-Verdelli) subì una delle peggiori umiliazioni (3-0). Stavolta il ribaltone lo ha fatto la squadra di Mancini. Primo tempo da mettere i brividi, ripresa con lo stampo della squadra che vuol lasciare il segno. Il Cska è squadra dura, tosta, serpente dal morso che t’avvelena quando attacca. Una sorta di mozzarella facilmente addentabile quando si lascia attaccare.

L’Inter non ha capito subito l’interpretazione della partita, ha faticato a prendere il predominio del centrocampo, che poi è il segreto per risolvere ogni rebus calcistico. Ha rischiato il tracollo nella prima mezz’ora: il Cska brasiliano (Jo, Dudu e Carvalho, mentre Vagner Love è andato in tribuna per un infortunio) ha ballato davanti all’area nerazzurra. Tre occasioni nel giro di tre minuti hanno rischiato di crocefiggere gli avversari. Ne è sortito un solo gol e forse l’avvio della sconfitta russa. E Mosca ha schiacciato l’occhiolino all’Inter, che vorrebbe ovviamente tornarci il 21 maggio, giorno previsto per la finale di Champions. Anche se questa Inter non garantisce di arrivarci: troppe volte in balia dei suoi uomini d’oro.

Ieri non ha segnato Ibrahimovic, che anzi ha sbagliato qualcosa di troppo, ma s’è fatto largo Hernan Crespo. La squadra ha rischiato di subire qualche rete di troppo, ma ne ha fallite alcune da mettere i rimorsi. Ancora una volta hanno tradito i muscoli di Patrick Vieira, quattordici minuti di gioco nemmen troppo esaltante e si è fermato: sospetto stiramento al polpaccio destro, zona che nulla c’entra con il male al bicipite femorale sinistro che lo ha tenuto fermo a lungo, e adesso si ipotizzano già altri due mesi di stop. Mancini lo ha rischiato nella seconda partita consecutiva (a Reggio aveva giocato solo 69 minuti) perché Stankovic aveva alzato bandiera bianca in mattinata per una tallonite. Risultato: Stankovic è entrato dopo 16 minuti, quando Vieira aveva lasciato il campo, deluso e senza neppur attendere che il compagno fosse pronto per l’ingresso sul terreno. E proprio il giocatore serbo ha cambiato faccia alla squadra con il suo giocare svelto e deciso nella ripresa.

Il Cska brasiliano è stato assatanato fin quando Jo non è riuscito a sgretolare le resistenze di Cordoba e Samuel per cacciare in gol la palla che poco prima aveva ingannato Dudu, altro brasiliano, servito da un assist (proprio così) di Figo, affannato difensore. Rischi troppo grandi, perché l’Inter non si mettesse a giocar con il cuore e con la testa. E così è stato: il centrocampo ha preso a scalare posizioni grazie alla buona vena di Cambiasso. Ibra ha cominciato una recita dei gol mancati. Crespo è stato spalla fino al sesto minuto della ripresa, quando ha sfruttato l’errore difensivo dei russi: Krasic ha rimesso in gioco Stankovic e il falco argentino che ha sfruttato la situazione (come Trezeguet nel derby). Così si è aperto il gran ballo dell’Inter argentina. Che poi Crespo si sia arrabbiato perché Mancini lo ha sostituito, ormai è storia un po’ troppo rituale nei cambi nerazzurri.

Ma da quel momento l’Inter ha cominciato a giocare meglio: è stata squadra vera, decisa, pronta a far male. Samuel e la difesa hanno sudato ancora un po’, ma tanto è bastato finché il muro argentino non ha pensato di risolvere in prima persona la strana sfida: capocciata sua, svarione del portiere e l’Inter ha incassato la sesta vittoria consecutiva della stagione. Terzo successo esterno in Champions nel giro di undici partite. Il cammino è lungo, ma ben avviato.