L’Inter costretta a far la scalata a Bergamo alta

nostro inviato ad Appiano G.

Tutto un frullare di nerazzurro. E mai come stavolta il mondo sembra girato al contrario. Sì, un po’ rovesciato. Spopolano gli argentini dell’Atalanta, annaspano quelli dell’Inter. Dicono che Milito abbia il muso e sarebbe preoccupante se fosse il contrario. Gioca poco e segna pochino (3 reti, 2 su rigore), mentre il trio Argentina di Bergamo (Speedy Moralez, El tanque Denis e El galgo Schelotto, un mezzo e mezzo) è già arrivato a 9 reti su 10 segnate. Nove reti, quante ne ha segnate tutta l’Inter: non è un bel colpo d’occhio.
Il tanto ci sta. Ma poi che dire del resto? Brilla il nerazzurro che non ti aspetti, appunto quello di Bergamo: squadra partita con la penalizzazione e già appostata (in classifica) sopra l’altra. Avrebbe fatto il doppio dei punti nerazzurri e potrebbe stare con le prime tre, se non fosse partita con un “meno sei“. Invece l’Inter, che è pur sempre campione del mondo, è là sotto che annaspa, un punto in meno, tante sconfitte (4) quante le vittorie bergamasche, meno gol segnati e più subiti. Una statistica via l’altra di negatività e di preoccupazioni. Un esempio: se l’Atalanta è la squadra che ha segnato la metà delle sue reti (5) nella prima parte del secondo tempo, l’Inter è quella che ha subito il maggior numero di gol (un altro 5) nello stesso periodo di tempo.
C’è da aver qualche grattacapo. Era pensabile che la panchina rovente dovesse essere quella di Colantuono ed invece è finito arrosto Gasperini. Ranieri è partito forte, ma poi dev’essere sbiancato per qualche risultato. Quasi, quasi a Bergamo l’Inter rischia più di quanto gli toccherà contro la Juve, anche in termini di stagione. Ora è più importante battere l’Atalanta che la Signora. Stiamo parlando ancora di zona retrocessione alla faccia del richiamo di Moratti ai menagramo. Meglio staccarsi velocemente dal bassofondo. C’è tempo per arrivare in alto, soprattutto se le grandi continueranno a passo di lumacone. Ranieri non ha preso posizione e se l’è cavata con la formula classica: «Vale sempre la partita che sto per affrontare e ogni volta sarà un esame. Aveva ragione Eduardo, mi auguro che gli esami non finiscano davvero mai».
Citazioni a parte, l’allenatore e l’Inter dovranno capovolgere il mondo fin da oggi. Ranieri c’è abituato, la sua squadra molto meno. Più di Pazzini, o Milito che stasera giocherà, il talismano è il tecnico. Chi se non lui, che subentrò sulla panchina della Roma messa male e mezza disastrata, e la posizionò in rotta di volo per contrastare fino all’ultimo lo scudetto all’Inter del Triplete? Perchè non riprovarci? Ad Appiano gli occhi di Ranieri hanno cercato di mimetizzare il pizzicorino interiore. Immaginate cosa pagherebbe di suo per riuscirci. Ma, obiettivamente, in questo momento c’è una montagna da scalare, non bastano le ultime due partite (e vittorie senza subir gol) a restituire credibilità e certezze. Però... «Non so se è più difficile o meno, anche a Roma era difficile: venivano da un campionato non esaltante e dalle prime partite perse. Ci abbiamo messo qualche tempo prima di ripartire. Sarò noioso, ma lo ripeto: qui c'è tutto, c'è uno spogliatoio stupendo, non c'è uno che sgarra, arrivano puntuali, sono volenterosi, meticolosi, mi auguro di ripetere quel campionato con la Roma. Ma cambiando il finale». Sarebbe il magheggio da portarsi nei ricordi per la vita, giusto per dire a Mourinho: «Dopo Good morning e good evening, ho imparato a dire pure good afternoon».
Quindi, per chi non l’avesse capito, stasera l’Inter dovrà riportare il mondo in nerazzurro alla normalità. «Li voglio brutti e cattivi, voglio fare legna». Pena un inferno anticipato e un’attesa per la sfida di sabato, contro la Juve, da far tremare il peso delle chiacchiere tra Moratti e Agnelli che, si spera, nell’occasione non vadano ad attizzare fuochi. Bastano quelli che ci sono. Colantuono ha detto di temere Sneijder. «Fa la differenza, vero catalizzatore di gioco. Cercheremo di restringergli gli spazi attorno per contenerlo. Se però devo scegliere un campione dico Zanetti, prototipo del calciatore ideale». Invece Ranieri ha scelto El frasquito, al secolo Max Moralez. «Un altro che fa la differenza».
E chi ci ha preso è (quasi) perduto.