Ma l’Inter di Mancini è più squadra del Milan

Adesso il Milan il problema del portiere deve affrontarlo. E in maniera
diversa da come ha fatto finora. A Dida ha dato tutta la fiducia
possibile e immaginabile, ha fatto di tutto e di più per metterlo nelle
condizioni ideali per rendere al meglio

Adesso il Milan il problema del portiere deve affrontarlo. E in maniera diversa da come ha fatto finora. A Dida ha dato tutta la fiducia possibile e immaginabile, ha fatto di tutto e di più per metterlo nelle condizioni ideali per rendere al meglio. Ma a giudicare da quello che il portiere brasiliano ha fatto ieri a San Siro non basta. Meglio, non serve. E se Kalac non ha la fiducia della squadra e della società, la soluzione non può che essere una: andare sul mercato e cercare un estremo difensore più bravo e più affidabile. Inutile esaltarlo e dire «visto?» quando Dida fa una bella partita: un suo svarione, una sua papera, un suo errore sono sempre dietro l’angolo. Succede ai portieri, anche ai migliori - capitò, tanto per restare in tema di stracittadina milanese, anche ad Ivano Bordon - che ad un certo punto della loro carriera, ottima fino a quel momento, diventino fragili psicologicamente, insicuri, indecisi. Il loro ruolo è carogna, non consente errori, non lascia scampo. È vero in giro non ci sono molti Buffon, ma qualche portiere più affidabile di Dida c’è.
Dida ieri ha inciso sicuramente sul risultato del derby ma il Milan non può e non deve nascondersi dietro il suo portiere. Ieri la squadra di Ancelotti ha disputato una delle sue migliori partite di campionato di questa stagione; l’ha affrontata davvero come fosse una finale di Champions, Nesta e Kaladze hanno giganteggiato nella loro area, Pirlo ha sfoderato una punizione da antologia ma in questo momento l’Inter è più squadra, ed è ciò che, alla fine, ha fatto pendere la bilancia dalla sua parte.
Non si affida soltanto al genio di Ibra, ieri rimasto ostinatamente chiuso nella lampada, ma è come un carroarmato che avanza in ogni parte del campo sfruttando e la potenza fisica e la caratura tecnica dei suoi uomini: Cambiasso (ieri davvero grandioso per generosità, abnegazione, voglia di vincere), Zanetti, Maicon, Maxwell, Chivu macinano chilometri su chilometri da una parte all’altra del campo tenendo sempre la squadra compatta, unita e, sovrastando fisicamente qualsiasi avversario, non lasciano spazi e possibilità di manovra a chi gli sta di fronte.
Sì quest’Inter è diventata davvero una squadra, non a caso continua a perdere pezzi (a Vieira, Figo, Dacourt, e Stankovic ieri si è aggiunto Samuel) ma continua a vincere lanciando nella mischia gli Jimenez, i Cesar, i Pelè. Di questo va dato atto a Mancini che ha saputo trasformare tanti campioni e campioncini in un vero gruppo da cui si entra e si esce, a seconda delle esigenze, senza protestare e senza fiatare. Tutti titolari e tutti riserve. È il miracolo dei risultati.