L’Inter di Mancini riaccende i vecchi rancori nella Sud

Ultras e Fedelissimi tra fischi e applausi. Ma tutti i tifosi concordano: «Adesso la Sampdoria guardi a Bologna»

Federico Casabella

«Dille che io, che io non l'ho tradita, che io non l'ho dimenticata mai…»: improvviso e commovente è il coro che domenica pomeriggio, quando Sampdoria-Inter volgeva ormai verso il termine, è partito incessante dalla Gradinata Sud. Il periodo di un brano dei New Trolls («Lettera da Amsterdam», la canzone preferita da Paolo Mantovani) era stato scritto quando la Sampd'oro girava per l'Europa a giocarsi la parte gloriosa della sua storia. Un canto che è partito quando l'incontro era ormai compromesso di fronte ad un'Inter che continuava a disperarsi per portare a casa il risultato pieno, quasi fosse fondamentale per la sua classifica. Un coro che era diretto ai giocatori in campo, ma anche ai ricordi del passato e probabilmente ad una bandiera della Sampdoria che oggi si può considerare ammainata. Nessuno pensava che Roberto venisse a Marassi a regalare tre punti, ma in pochi credevano che la sua squadra giocasse con tanto agonismo. Una rivincita contro chi si era permesso di criticarlo per la sua ascesa veloce verso i grandi club, reo di non essersi messo lo zaino in spalla per scalare la montagna ma di aver preso un elicottero troppo comodo.
Roberto Mancini, ha fatto giocare la sua Inter con una grinta ed una determinazione che non sempre ha mostrato in questa stagione, scatenando così le ire di molti tifosi che hanno deciso di fischiarlo, rompendo un amore, ingigantendo una vecchia spaccatura già presente all’interno della Gradinata. Nessun fischio, invece, nel recente passato nonostante, in questi otto anni distante da Genova, «Bobby gol» al Ferraris sia sempre venuto a vincere, due volte come calciatore ed una da allenatore della Lazio. E nei sette scontri precedenti, alla Sampdoria, aveva regalato un solo punto, il pareggio dello scorso anno a Roma. «Ma domenica è stato diverso, è venuto a vincere per fare un torto a Novellino», è quasi l'unanime constatazione dei tifosi.
Così è tornata alla luce la vecchia spaccatura nella Gradinata Sud, tra i Fedelissimi, che occupano la parte bassa del settore, e gli Ultras, che avevano deciso la scissione con il resto della tifoseria dopo l’addio di Mancini alla Sampdoria e la querelle con l’allora presidente Enrico Mantovani. Così gli Ultras ribadiscono ancora una volta la loro posizione: «Da Mancini non ci aspettavamo nessun regalo, - è il loro commento- la nostra posizione sulla sua persona è nota da tempo. Ora abbiamo da pensare alla Sampdoria e alla trasferta di Bologna. Di più proprio non vogliamo dire». Di parere opposto, ovviamente, i Fedelissimi (autori della straordinaria coreografia che domenica ha colorato la parte bassa della Gradinata), che prendono le distanze dalla contestazione allo storico numero dieci: «Rimaniamo fedeli alla nostra posizione, Mancini per noi era e resta una storica bandiera della Sampdoria ed un uomo che per la nostra maglia ha dato quindici anni della sua vita. In campo vanno i giocatori e se l'Inter ha voluto vincere a tutti i costi, la colpa non è solo dell'allenatore. Cosa poteva fare, dire alla squadra di farci segnare? - commentano sarcastici dal club - Più che alla voglia di vincere di Mancini, appelliamoci al rigore non dato e alla sfortuna che abbiamo avuto sui tre pali colpiti».
Ora fari puntati su Bologna dove i blucerchiati vanno a giocarsi le ultime chance di qualificazione per la massima competizione europea. Partita delicatissima con i rossoblù di Carletto Mazzone costretti a fare bottino pieno, pena la retrocessione in serie B. Così il destino ha voluto che ci si ritrovi dopo sette anni a giocare a parti invertite una partita determinante per la permanenza nella massima categoria. I tifosi orobici si stanno preparando per incitare una squadra in netta crisi. Il primo appello viene da alcuni club bolognesi che hanno chiesto alla società di aprire i cancelli pur di riempire il «Dall'Ara». I tifosi blucerchiati, invece, provano a dimenticare vecchie ferite per un nuovo, difficile, obiettivo: la Champions.