L’Inter non perde neanche quando vuole

Nella ripresa l’ingresso di Crespo e Recoba ha dato più vivacità alla squadra

nostro inviato a Monaco
La serie di vittorie s’infrange nello stadio più bello del mondiale tedesco, fra le mille bolle rosse dell’Allianz Arena, cittadella della passione Bayern. L’Inter abbandona la statistica ma non l’imbattibilità, recuperando proprio nell’ultimo pugno di secondi il pareggio che non cambia la storia della Champions, però salva la faccia di una formazione un po’ troppo sperimentale. Il Bayern conclude in testa il girone, l’Inter gli sta alle spalle, anche se il naso di qualcuno si sarà fatto più lungo. Quella di ieri sera non era la formazione per tentare di vincere ad ogni costo. Mancini ha cercato una vittoria per caso, per poco ha rischiato una sconfitta sul serio. La combinazione Grosso-Vieira, guarda caso due finalisti del mondiale tedesco, ha restituito il pari all’Inter e un po’ di scorno al Bayern che pensava di aver chiuso il conto in attivo con il colpo di pistola di Roy Makaay. Ma non ha fatto occhio allo stellone nerazzurro, che quest’anno vigila senza distrazioni. Stellone e determinazione fanno tutt’uno.
Ieri sera, invece, Mancini si è divertito a far le sorprese di Natale: squadra dimezzata, o peggio, rispetto a quella titolare. Sei «riserve» in campo oltre a Figo che è un titolare dimezzato. Tutto in controtendenza (almeno sulla carta) alle chiacchiere della vigilia dove il tecnico aveva sbandierato l’idea di non mollare nulla. Vero che le formazioni ufficiali vanno date solo all’arbitro, però bisognerebbe raccontare qualche mezza verità in più. Il club delle riserve, per il vero, non ha messo il tecnico alla berlina ed ha giocato partita giudiziosa, magari non eccitante. Il Bayern ha profittato dei disagi nerazzurri dell’inizio per metter subito freddo a Toldo e compagnia. I tedeschi hanno giocato con la squadra migliore e il duo Pizarro-Makaay ha immediatamente provato il repertorio per vedere la faccia della difesa avversaria: Maicon ha salvato un’ipotesi da gol dopo tre minuti, Toldo ha messo tutti a cuccia dopo quindici.
L’Inter ha faticato a creare gioco a centrocampo dove mancava un buon distributore di palloni. Ibrahimovic non ha mai capito come rendersi utile. Gonzalez e Figo, che giocavano larghi sulle fasce, hanno provato a togliersi la polvere di dosso senza gran risultato, anche se l’argentino a due minuti dal termine del primo tempo, ha lasciato partire dal suo destro un siluro finito sulla traversa di Kahn, quasi a metter tutti a tacere: pubblico (che si è messo a fischiare annoiato) e avversari. Makaay gli ha risposto tirando fuori la sua colt e scagliando un pallone che Toldo ha visto soltanto andare fuori. Bel botta e risposta.
Sono stati segnali per una ripresa più frizzante e meno noiosa. Ibrahimovic ha lasciato il posto a Crespo, Samuel si è prodotto in un gran colpo di testa (ma era in fuorigioco), Van Bommel in un tiro da fori deviato il giusto da Vieira.
L’Inter ha sofferto a centrocampo ma ancor di più in difesa: Andreolli troppo fragilino, gli altri non proprio reattivi. E il solito Makaay pronto ad infilare spazi facili, con tanto di soddisfazione, dopo 17 minuti, quando Andreolli e Samuel si sono fatti passare come polli. E Toldo si è sentito crocefisso.
A quel punto l’Inter ha cercato di rimediare alla magra di una partita giocata con poca convinzione. Mancini ha ripescato Recoba, e alla fine ha avuto ragione. Figo ha lasciato la compagnia tra fischi che i tedeschi non gli hanno mai risparmiato e un po’ di rabbia personale: forse non si è accorto di quanto ha giocato male.
Il Bayern è stato padrone del risultato e della partita fino ai minuti finali. L’Inter ha prodotto poco e nulla. Anzi ha rischiato ancora qualcosa. Ma il destino non l’ha abbandonata e la cannonata di Vieira l’ha salvata.