L’Inter ormai è un Muro Samuel il suo profeta: la Lazio ne esce a pezzi

RomaPare che Delio Rossi ci abbia messo mezza vita prima di decidere chi mettere dentro, Diakitè all'esordio in campionato è una scelta maturata e sofferta, quasi il segnale di come certe partite si riescano a perderle ancora prima di giocarle. Poi dopo un minuto e 36 secondi c'è stato l'ingresso di Walter Samuel in area laziale, sembrava un colpo partito da una nave. Tutti si aspettavano Stankovic, Cruz e Cordoba, invece Samuel ha mollato De Silvestri e si è catapultato solo in mezzo all'area, colpo di testa e 1-0 mentre tanta di quella gente stava ancora cercando posto all'Olimpico.
Adesso è troppo facile dire che ci sono alcuni piani di differenza fra la Lazio e l'Inter, provate a prendere un gol mentre siete ancora lì a infilarvi la maglia e poi quando vi coglie la rabbia si presentano Zanetti, Cambiasso e Muntari a sbarrarvi la strada. Dai, è mortificante. Se prendete la riga di centrocampo della Lazio e la confrontate, c'è da star male. E non è tutto perché Zarate si ritrova fra i piedi Cordoba che è sempre uno da evitare, Foggia parte largo e va a sbattere su Maxwell, Pandev cerca un varco e quando lo trova gli ritorna il problema al retto femorale che lo costringe a lasciare la sfida.
La Lazio comunque c'è sempre stata in campo, Zarate, De Silvestri, Kolarov, tutta gente che quando vede luce picchia in porta, ma Julio Cesar resta sempre in piedi a guardare come si faceva una volta in gradinata. E quando c'è da prendere nota di qualcosa, è Ibra che fa sballare e mette tutti col cuore in pace. Succede per esempio al 26' e l'evento merita un racconto. C'è una palla che viaggia abbastanza innocua in fascia sinistra dell'Inter a un metro dal fallo laterale, la prende Dabo e Stankovic entra da carogna, la palla finisce a Foggia e Maxwell lo sistema, tutto a un metro dalla panchina di Mourinho: Orsato non interviene e l'Olimpico esplode. Niente al mondo avrebbe calmato i tifosi, niente di niente, tranne una danza sulle punte di Ibra che nel proseguo dell'azione s'inventa una cosa a metà campo e in volo plastico indirizza verso Cruz. E la bolgia si trasforma in un lungo applauso.
Adesso a raccontarla sembra solo una menata ma il gesto è stato proprio una novità assoluta e neppure l'unica della sua gara, straordinaria anche senza quel colpo di reni che gli ha permesso di alzarsi in area a segnare di testa la terza rete, peraltro sporcata da una sua posizione iniziale di fuorigioco sulla punizione di Cambiasso.
Ma nel frattempo c'era stata la scelta di Delio Rossi a mettere un macigno definitivo sulla partita, quella del francese Mobido Diakitè che preso dall'ansia da risultato si esibisce in una sforbiciata sfortunatissima e imparabile nella sua porta al terzo minuto di recupero del primo tempo. E anche qui c'è lo zampino di Ibra che batte veloce una punizione a metà campo su Maicon che va via a Kolarov, centra per Crespo e costringe il francese all'autogol. Crespo era in campo da venti minuti esatti al posto dell'infortunato Cruz. La Lazio si prende una rasoiata e da recriminare ha poco perché il risultato quasi la premia, così come la prestazione dell'Inter e di Ibra non sono chiare leggendo solo il risultato finale, non si viene all'Olimpico a fare sette gol alle due romane senza prenderne uno se dietro c'è solo una serie di eventi favorevoli. Questo comunque i laziali l'hanno gradito, i Fenomeni a loro gli hanno segnato un gol in meno, il campionato al momento vive di questi rilievi, sic.