L’Inter perde, ma passa Roma: la crisi è sparita

I nerazzurri distratti cadono col Panathinaikos. Inutile l’assalto
finale a 4 punte. Ma il Werder non va oltre il pari con i ciprioti e qualifca Mourinho. Prova convincente dei giallorossi: <strong><a href="/a.pic1?ID=309479" target="_blank">3-1 e primi nel girone</a></strong>

Milano - Mourinho non perdeva un incontro casalingo dal 23 febbraio 2002 quando il modesto Beira Mar vinse 3-2 a Oporto. Da allora sono passate 104 partite, 105 con quella di ieri sera.
Non si può neanche dire che mancava l'impegno, o c'era troppo freddo, o poca gente. Era tutto nell'ordine di un mercoledì di fine novembre a Milano, con l'Inter che gioca una partita che onestamente non attizza, la rende ancora meno attraente e annoia anche chi ha fatto chilometri per vederla. Mourinho fa il resto, temeva di trovarsi in mano undici demotivati e scarica in mezzo al campo il redivivo Luis Figo, sempre onore alla carriera, ma ormai disincentivato a qualunque compito, entusiasmo zero virgola e neppure gli si possono dare troppe colpe. Lui ormai è questo, magari in primavera tira fuori nuovamente qualcosa di bello, ma adesso, con questo tempo, alla sua età, non può dare di più. Bene, Figo ha giocato un tempo contro: parte dietro Ibra e Adriano come se dovesse fare lo Stankovic, finisce a destra e frena Maicon, va a sinistra e fa a cuscinate con Maxwell, misteriosamente si riprende a pochi minuti dallo scadere del primo tempo e la gente rimane sorpresa. E poi Anorthosis e Werder sono sullo 0-0, non solo l'Inter è a gli ottavi ma addirittura prima nel girone, insomma un trionfo involontario.

E così ecco la svolta, entra Quaresma, fuori Muntari che era proprio uno di quelli a rischio di essere scarico dopo la Juve, visto che era proprio l’autore del gol. Con lui in campo non è uscito niente e bisogna aspettare mezz'ora per vedere qualcosa di bello, quando Cambiasso coglie Ibra in area solo, lo svedese con la punta della scarpa destra scavalca Galinovic e manda la palla sopra la traversa di mezzo metro scarso.

Il resto molto annoiante. Il Panathinaikos lasciamo perdere, ma Mantzios sta facendo una bella partita, con Materazzi sono scintille, i due non si lasciano scappare niente, Ovrebo li richiama, Mourinho chiede a Cordoba di giocare più vicino al centravanti greco e soffre anche lui. Il resto lo concede Karagounis che da buon ex ci tiene ed è convinto di essere sotto osservazione speciale, invece riesce solo ad irritare prima Zanetti e poi Cambiasso per i suoi tuffi e le sue irritanti simulazioni. Ten Cate lo toglie a metà ripresa, quando arriva la notizia che sta vincendo l'Anorthosis, l'Inter è sempre qualificata senza la certezza di vincere il girone, ma cambia soprattutto per i greci che ora sono fuori dalla Champions. Manca mezz'ora alla fine.
E infatti ecco cosa succede: angolo per i greci, mucchio in area piccola, salta Goumas sulle spalle di un compagno, va altissimo e colpisce di testa, miracolo di Julio Cesar, da un metro scarso riprende lo spagnolo Sarriegi, gol: questione di motivazioni. Quando la partita diventa vinci o muori allora il giro cambia. Adesso è l'Inter che viene assalita dalle motivazioni, dopo Quaresma dentro anche Balotelli. Mancano 18 minuti alla fine. I greci adesso palleggiano, l'Inter insegue la palla, Quaresma centra, prima Adriano, poi Ibra la mancano di un decimo di centimetro. Dentro anche Cruz, manca un quarto d'ora. Adesso l'Inter si sveglia, ma dai, guarda guarda che aveva proprio ragione Mou quando diceva di temere i suoi più degli avversari. E infatti il tecnico ammetterà: «Io e la squadra siamo da zero. Questa è una partita da ricordare, non da dimenticare».
Gli ultimi minuti sono da calcio disperato, l'Inter chiude i greci fra i paletti, un muro biancoverde respinge tutto. Anche il Werder stava perdendo, ma nei minuti finali è riuscito a pareggiare, Galinovic ferma l’ultimo assalto di Cruz sotto la traversa. Giusto così, l'Inter è agli ottavi, senza molta gloria.