L’Inter pronta a spiccare il volo nonostante la papera di Wome

Moratti: «In fondo sono soddisfatto». Magliette ufficiali ai 1.200 tifosi che andranno in Spagna

Riccardo Signori

Ombre nere sul futuro di Champions. Lo Yellow submarine di Vila-Real quasi ha combinato meno guai. Volete mettere il gol arraffato da Forlan di fronte allo svarione di Wome, e agli errori di mira di Adriano e Martins che hanno segnato ma poi si sono fermati? Lasciando i sogni alla prossima puntata. Sono queste le ombre nere che accompagneranno l’Inter e il suo popolo alla partita di martedì prossimo. Non c’è anima che oggi non dica: peccato un 3-1 avrebbe messo la semifinale quasi al sicuro. Non c’è interista che oggi non pensi: è dai tempi di Gresko che non si vedevano svirgolate così dannose. Wome, poveretto, sembra abbonato alla sorte del calimero, pulcino a cui non ne gira una dritta.
Il nostro ormai non ha più l’età del pulcino, ma quando finisce nei guai è un uomo senza difesa. E si trasforma in pericolo pubblico. Dalle sue parti, in Camerun, non vogliono più vederlo per aver sbagliato il rigore che ha condannato la nazionale all’esclusione dai mondiali. E glielo hanno fatto capire senza mezzi termini: il poveretto si è ritrovato con la casa devastata. Qui, a Milano, la gente si limita ai sospiri, e magari spera che Mancini eviti altre sofferenze. Dopo la comica di Parma, il tecnico ha difeso il giocatore. «Tutti possono sbagliare, nel resto ha giocato bene». E lui, Wome, nemmen volesse fargli scontare la bontà d’animo, ha replicato la fesseria dopo 47 secondi del match contro gli spagnoli. Stavolta ci ha provato Moratti, indefesso buonista che ha usato le stesse parole dell’allenatore. Come fosse un passaparola. «Gli incidenti possono capitare, per il resto ha fatto bene».
Ma quell’errore sarà l’orlo del burrone sul quale andrà a posarsi l’Inter nella trasferta spagnola, dove arriveranno circa 1.200 tifosi tutti vestiti di maglietta nerazzurra ufficiale che la società ha aggiunto, in omaggio, al biglietto da 64 euro. Servirà per avere un angolo di stadio che somigli a una grande bandiera. Vila-Real è a un passo dalla costa del Levante, ci vorrà niente per affogare. Un altro abbaglio ed è fatta. Nonostante i due gol di garanzia. Luisito Suarez, un vecchio leone delle battaglie con il cuore in gola, invita all’ottimismo. Lui conosce gli spagnoli. «Loro si apriranno per cercare il gol e i nostri potranno approfittarne». Già, soprattutto se le altre ombre nere smetteranno di fare le ombre. L’Inter ringrazia Adriano e Martins, ma potrebbe sculacciarli. Sarebbe bastato miglior occhio per non lasciare mezza Milano con quel dolce (due gol) sapor d’amaro (quelli mancati). Moratti ha perdonato la sgradita sorpresa iniziale. «Non mi è piaciuta davvero, ci ha messo in condizione di dover rincorrere». Però si è consolato col resto («La squadra ha giocato bene, in maniera intelligente. L’importante era vincere. Nell’insieme è stata una soddisfazione») ed anche con Adriano per il quale era disposto a una preghierina, pur di vederlo tornare al gol. «Gli attaccanti sono stati tutti in gamba. Adriano è stato bravo, si è vista una crescita importante nella partita che conta».
Sì, insomma, qui si va tra ombre, penombre e qualche lampo. Quelli di Veron per esempio. «Ha saputo sacrificarsi per tutta la partita, dimostrando di essere un grandissimo centrocampista». Ed appunto sul carattere di Veron, Cambiasso e Stankovic, la squadra fonderà la battaglia del ritorno. Probabilmente ci sarà anche Figo. Potrebbe essere recuperato Recoba, che sta meglio dopo la botta al ginocchio. E l’altra sera era ispirato. Moratti continua a pensare a Henry («Dipende dalla sua volontà a fine stagione»), meglio guadagnarsi lo stipendio. Senza ombre.