L’Inter rallenta, l’Europa è un’altra cosa

Cambiasso-Maicon, a segno la classe operaia. Poi l’argentino si
infortuna e il Valencia rimonta due volte con Villa e Silva. La squadra
di Mancini continua a piacere ma questa volta il risultato la tradisce:
nel primo tempo avrebbe meritato di più, Ibrahimovic prende un palo

Milano - Quanto è dura l’Europa. Avevano ragione gli spagnoli e forse Capello. Il Valencia pesca a San Siro il terzo pari dei cinque incontri con l’Inter e lascia il muso lungo a Mancini. Due reti a testa: segnano Cambiasso e Maicon, la classe operaria nerazzurra, Silva e Villa, ragazzi con il gol nel sangue. Inter con qualche rimpianto e una convinzione: la vita in Champions è tutta un’altra cosa (la Roma pareggia 0-0 con il Lione). Il Valencia vale più di qualunque altra squadra italiana. Partita attraente. L’Inter poteva segnare tre gol nel primo tempo ed invece ha fatto raccolto minimo. Ha pagato tutto nella ripresa. Il Valencia è un cobra: morde appena ti distrai. Al Mestalla, l’Inter dovrà giocare una partita da regina e contare su una solidità difensiva ieri un po’ incrinata.
Il colpo di testa di Cambiasso, il primo gol della partita, poteva essere l’atto liberatorio per l’Inter. Gli spagnoli ci sono rimasti male pensando a un fuorigioco che, probabilmente, c’era. Solito destino del pallone, che propone mille situazioni eppoi rivolge la sua benevolenza all’azione da moviola. Il primo tempo dell’Inter è stato uno scoppiettante volteggiar di voglie e proposte da gol: almeno sette occasioni.
L’Inter ha sbagliato un po’ troppo negli appoggi. Cambiasso ha sentito male agli adduttori della coscia destra, ed ha fatto in tempo a segnare prima di uscire. Maicon si è innervosito presto (un calcione merita la prova tv), ma poi si è fatto protagonista. Gli altri hanno costruito gioco con pazienza. Ma con altrettanta pazienza gli spagnoli hanno tenuto palla a centrocampo: inizio più sostanzioso, poi un affacciarsi sporadico lasciando partire negli spazi Morientes e Villa che, proprio nel finale del primo tempo, ha costruito l’azione più pericolosa, bevendosi Cordoba: palla poco vicino al palo. Sarebbe stata una beffa. L’Inter aveva cercato di far danni con Ibrahimovic: maldestra respinta di Canizares sulla sua schiena, carambola lenta per il salvataggio di Albiol. Poi Ibra ha infilato la testolona per pescare un cross di Stankovic: palo e fuori. La buona stella non ha guardato in giù. Salvo ripagarlo sul primo gol. Ibra ha infilato il piedone in un mucchio selvaggio: Canizares respinge, Cambiasso colpisce.
Lo svedese ha giocato un primo tempo da anima dannata, aboliti leziosismi e pavoneggiamenti ha badato al sodo, giocandosela in coppia con Crespo, che Mancini ha preferito al troppo festaiolo (ci risiamo!) Adriano. Buona idea, Crespo è stato spalla e falco: due volte ha provato ad agganciare palla per il gol. Straordinario un guizzo in tuffo: testata, e pallone fuori d’un niente.
San Siro ieri sera non era pieno, ma il tifo caldo non faceva sentir il freddo del mezzo vuoto. Il Valencia ha sofferto i cross tesi in area. Stankovic e Figo si sono dati gran daffare, Maicon pure. Rullio di tamburi durato una cinquantina di minuti. Appena l’Inter ha cominciato a perder colpi, il Valencia ha preso quota come un carroarmato cigolante, ma implacabile. San Siro ha cominciato a soffrire e, infatti, dopo 18 minuti David Villa ha scaricato contro Julio Cesar una punizione che testimonia la bontà del suo piede: palla radente al palo e Julio in ritardo. Tutto da rifare.
A quel punto ha trovato effetto l’ultima idea di Mancini: dentro Cruz, fuori Crespo e, nel giro di otto minuti, ecco El jardinero metter piede nell’azione che conta: triangolo d’area con Maicon e palla ritornata al tarzan brasiliano per sradicare Canizares. Gol da firmare in due. Ma tanto non è bastato. Il Valencia è un ringhioso bull dog calcistico: dapprima Figo ha dovuto salvare sulla linea un colpo di testa di Ayala, poi un colpo di sonno difensivo ha permesso a David Silva di sparare in porta il pallone che farà veder le streghe all’Inter per le prossime settimane.