L’Inter resta bella col Principe Pazzo

La Lazio disorienta i padroni di casa e con Rocchi trova l’1-0 Milito pareggia, l’italiano completa l’opera. Ma in fuorigioco

Milano Bellissima! Lo dirà anche stavolta? Mettiamola così: sette­bello. L'Inter l'ha messo in tavola e per ora tutti zitti. Sette vittorie di fila in campionato, le ultime due con carichi pesanti come i gol. Il Principe le ha dato la chiave, Pazzi­ni ha messo il chiavistello: 13 gol in due in questo campionato, co­minciano ad essere numeri che pesano. Inter in caccia, superata anche la Lazio, avanti a chi tocca. Squadra solida quanto la Lazio vo­leva essere fresca. Alla fine ne è uscita gelata.

Non è facile giocare bene. Ma come direbbe Ranieri: ogni scara­fone è bello per mamma sua. Dun­que l'infreddolito San Siro ieri se­ra si è sorbito quel che passa il con­vento: gol niente male, ma poi la­sciamo perdere. Salvo che Morat­ti non contesti: è ricominciata la pessima abitudine dei piangina.

Certo sono stati sprazzi, momenti, spiccioli, coriandoli. Ma non parliamo di orchestra, coro e coralità. Però come obiettare alle massime del saggio mago della panchina interista: gioco bellissimo pur di vincere. Ecco, l'Inter per tutto il primo tempo ha rischiato (e talvolta cercato) di perdere.

Poi quando Milito ha infilato il primo pallone decente, in stile derby, è stato squillo di tromba. Niente di nuovo sul fraticello scivoloso di San Siro. Ranieri ha scelto la formazione più logica, la miglior difesa possibile, quindi anche con Chivu, e Nagatomo spostato verso il centrocampo.
La Lazio si è assestata cercando di filtrare nella difesa nerazzurra a maglie larghe, Klose nella parte dell'elastico fra centrocampo e attacco, la pelatona di Rocchi è stata la stella cometa delle giocate da brivido. Dopo 12 minuti ha sfruttato la prima frittata di Lucio: palla sfuggita come una biglietta scivolosa e il pelatone lì pronto ad aggiustar la palla verso la porta. Poi il palo ha provveduto ad evitare i dolori nerazzurri.
Situazione preoccupante per l'Inter, ma tutto nell'ottica delle sue solite divagazioni difensive. Ranieri ha schierato la squadra riprovando il giochino del derby: tutti compatti su due linee, Maicon molto frenato, Alvarez a sbattersi fra centrocampo e attacco, però con poca qualità nel gioco. Difficile metter in difficoltà la difesa laziale, dove Dias ha cominciato dal primo secondo a scambiarsi colpi bassi con Pazzini. Lazio molto più efficace con Ledesma a cercar gioco e con i due giocatori di fascia capaci di difendere e provare a far male. Anche se, poi, la soluzione momentanea dei problemi è arrivata dal solito pallone tagliato in mezzo (da Ledesma) e dall'altrettanto immancabile svarione di Lucio, anticipato dal guizzo di Rocchi che, stavolta, ha pennellato un pallone da attaccante a 36 carati (sono 98 gol). Palla girata nell'angolo lontano e ciao Julio Cesar.
Brutta storia per l'Inter che dalla sua, forse, non avrà un bel gioco, ma certamente il carattere per non mollare. In aggiunta al Principe resuscitato. Ed appunto San Milito, proprio allo scadere del primo tempo, ha sfruttato l'unico decente gioco a due con Alvarez e rimesso in vetrina la preziosa cristalleria: tiro incrociato e gol, l'ottavo della serie di quest'anno.
E da quel momento è cominciato il pollice contro per la Lazio. Inutile giocare meglio, contano i gol deve averle ricordato Ranieri da cinico tifoso romanista.
Venti minuti di moine tecnico-tattiche nelle quali si è inserito a fatica Sneijder (al posto di Alvarez) e miglior assetto difensivo (perfino Lucio, tranne un braccio che poteva essere rigore) per arrivare al raddoppio di Pazzini, pescato con una gamba in fuorigioco: palla lunga di Zanetti, Milito distrae tutti e Paz rientra dal fuorigioco per scodellare palla al di sopra dell'avventuroso Marchetti (in uscita). Aggiungete che subito dopo Klose si mangia un'occasione gol e Reja non si intende sulla sostituzione e sbaglia uomo (Konko per Gonzalez) e capirete perché l'Inter può ridersela.
E la Lazio continuare a maledire San Siro: non vince da 14 anni.