L’Inter ricomincia dall’amaro di Coppa

Solo la Roma è super. I giallorossi partono forte e sprecano con Giuly. Suazo e Figo falliscono due gol per i nerazzurri. Decide un rigore di De Rossi

Milano - L’Inter ricomincia dall’amaro in coppa. Anzi in Supercoppa e il «super» si addice al caso. La Roma le strappa il secondo trofeo nel giro di tre mesi e stavolta non c’entra la baldoria post-scudetto. Un segnale per la gente di Mancini, un altro bon bon per quella di Spalletti. Vince la Roma dopo aver sbagliato gol che sembravano già fatti. Perde l’Inter dopo avere dato l’impressione di avere trovato il filo conduttore della sua partita. Perdono sopratutto gli attacchi: troppo dissipatori. Scontano le difese, vagamente sbadate. Lavori in corso ma, intanto, la Roma somiglia sempre più ad una bestia nera. Dalla Supercoppa alla Supercoppa ora il conto delle partite con i nerazzurri è in pareggio: 3-3. L’annuncio è chiaro, le passeggiate interiste sono finite. Anche in campionato.

E buon che il piede da francese svaporato di Ludovic Giuly ha permesso all’Inter di non rovinarsi subito la serata. Il francese per almeno tre volte, tra primo e secondo tempo, ha pescato l’occasione che valeva un gol ed ha messo solo brividi. Cose turche se non fosse francese, dunque uno che dovrebbe saper trattare il pallone. Leggere per capire: dopo solo 6 minuti ha calciato alto praticamente un rigore a porta vuota. Più tardi ha fatto sbattere il pallone addosso a Julio Cesar. E all’inzio della ripresa, avviato da un assist penetrante di Totti, ha calciato alto. Situazioni da brivido che hanno fotografato le difficoltà nerazzurre. Roma più guizzante ed attenta, agile e miglior padrona del centrocampo, soprattutto nella prima mezz’ora di partita. Inter difensivamente sbandata e distratta, confusa e imprecisa, salvo rigenerarsi col passar del tempo.

Le moschine di Spalletti sono andate subito a pizzicare l’elefantiaco proporsi dei giocatori di Mancini. Cose già viste anche in altri match fra le due, quasi il copione non cambiasse mai. Ma in questa diversità d’approccio, ci sta pure l’anima e il fisico differente delle squadre. San Siro non era nemmeno troppo pieno, quasi la Supercoppa fosse solo un cioccolatino a fronte della torta alla crema che la stagione impone di inseguire.

Partita subito tosta negli interventi: nel giro di un minuto Materazzi e Dacourt hanno fatto intendere a Totti che non era serata da complimenti e carezze. Il capitano romanista ha capito e si è adeguato con il suo gioco entra ed esci dal cuore della partita: bello e sporadico. A sua volta Ibrahimovic ha carburato lentamente, ma poi è diventato protagonista. Sul finire del primo tempo l’Inter ha cominciato a prendere sostanza e anima, si è fatta meno imprecisa, il centrocampo non si è lasciato più sopraffare dal gioco pungi e fuggi dei romanisti. Suazo ha trovato qualche spazio ed ha cercato contropiedi che potevano esser micidiali, se si fosse retto in piedi. Stankovic ha corso meglio. Chivu non ha fatto caso ai fischi continui dei romanisti ed è stato sostanzioso. Vucinic e De Rossi hanno preso a litigare, assecondando la rispettiva vivacità anche nel gioco. Episodi e segnali di alterna concentrazione e fortuna, di giocate più o meno azzeccate, di protagonismo o meno (pure Rosetti si è preso la sua parte). Anche se l’Inter nei dieci minuti finali del primo tempo ha rischiato davvero di andare in gol: dapprima con uno scambio fra Suazo e Ibrahimovic che ha calciato appena lato. Poi con altre due punizioni (fuori) dello svedese, che ha fatto intendere peso specifico e sostanza. Non male l’intesa con Suazo che, anche all’inizio della ripresa, ha cercato la zampata da killer, sbagliando un po’ troppo.

Per San Siro sono stati sospiri in attesa di un gol, necessario e ineluttabile per assegnare la coppa. L’Inter ci ha provato, ma Suazo s’è mangiato un’altra occasione. E quando Figo ha annientato lo splendido assist verticale di Ibra, impaperandosi al tiro, qualcuno avrà cominciato a sentir puzza di bruciato. Il calcio è così. Ed infatti... La Roma ha trovato gol e successo (seconda Supercoppa per i giallorossi) con la collaborazione di Burdisso: pollo quanto pochi nel metter piede per fermare Totti in area. Rigore che De Rossi ha realizzato. Brindisi e sberleffo sono stati tutt’uno.