L’Inter si riprende la Champions

Nerazzurri qualificati, due traverse degli olandesi nell’assalto finale.
Ha vinto la "vecchia" Inter ma è una squadra ancora in convalescenza

Milano - Ci voleva la vecchia Inter. Si, quella che ha vissuto mille disgrazie e i suoi momenti di gloria. Quell’Inter che non ti abbandona mai ed è pronta a giocarsi la battaglia senza mai tirar piede indietro. Leggi Cambiasso e Zanetti, Stankovic. Aggiungi il furore di Lucio e la classe di Eto’o. Sono tornati, almeno per una notte. I campioni della Champions hanno lanciato un urlo: ci siamo! Hanno conquistato la qualificazione che fa tirar il sospiro di sollievo. Un gol solo per vivere e sopravvivere. Ma così va la storia. San Siro freddo e semivuoto, la panchina dell’Inter pure, cioè senza i nomi cui affidare qualche soluzione e qualche speranza nel momento del bisogno: il convalescente Thiago Motta e solo ragazzini (Biraghi, Nwanko, Crisetig, Natalino, Santon) perché perfino Mancini ha dato forfait per un problema muscolare. C’è qualcosa nell’aria che sta stregando il cammino di questa squadra. Però non è bastato. Ieri sera l’Inter ha salvato Benitez (forse) e se stessa. Ha restituito un pizzico di sorriso alla gente sua e un po’ di fiducia nel futuro immediato.
Non è stato gran calcio, ma voglia di esserci, di combattere, di segnar gol sentendo addosso la cappa di una maledizione: tira Sneijder ed è fuori, tira Pandev ed è un regalo al portiere, ritira Sneijder ed è traversa. Una sorta di giaculatoria calcistica interrotta solo al ventesimo tiro in porta della serata, quando Cambiasso si è trovato fra i piedi un pallone toccato, chissà come, da Sneijder e ha strappato ogni tormento. Poi, di nuovo, altri gol sbagliati. Sembrava una maledizione. Il Twente non è stato un punching ball, nonostante il numero dei tiri nerazzurri. Più comprimario che attor protagonista: dignitoso in difesa, più ostico a metà campo, puntiglioso in attacco. Ma anche l’Inter ha faticato a trovare la faccia migliore: se, intorno alla mezzora, Castellazzi non avesse acchiappato un pallone che pareva un siluro, chissà quanti pianti e rimpianti.
Il primo tempo ha fatto intendere difficoltà e rispecchiato il momento che ti fa rimpiangere un viaggetto a Lourdes: l’Inter poteva segnare tre gol, ha rischiato di prenderne uno ed anche qualcuno in più. D’accordo, qui la gente che gioca senza farti mai rimpiangere di averla spedita in campo non è tanta, ma ieri sera grinta e determinazione erano compagne di quasi tutti. Quasi, perché Sneijder..., perché Pandev... e magari qualche altro con la psicosi dell’infortunio ti diceva che nemmeno il mago Silvan avrebbe fatto scomparire le tracce di certe maldestre interpretazioni.

Se questa partita doveva dire qualcosa nel rapporto tra Benitez e la squadra, meglio aspettare. Tutti per l’Inter e l’Inter per tutti. Un gol fa passare la paura, allunga la vita, ma non nasconde i problemi. Benitez ha chiesto a Eto’o di giocare sulla fascia probabilmente fidandosi della sua bontà calcistica a centrocampo. Sneijder è rimasto avanti, probabilmente per disperazione. Pandev ha sbagliato, secondo copione. Biabiany se l’è cavata nettamente meglio. Per ora conta che abbia vinto l’Inter. E con lei i vecchi corsari, non a caso sospinti da capitan Zanetti. Quello che martedì aveva la faccia scura e le maniche rimboccate.