L’Inter spreca Kaladze la punisce Il Diavolo ringrazia

I rossoneri, a ritmo lento per risparmiare uomini ed energie in vista del Barça, ottengono il massimo risultato con il minimo sforzo. E Figo getta via la grande occasione

Tony Damascelli

da Milano

Vacanze garantite per i milanisti. Kaladze consegna all’Inter l’uovo pieno di cianuro, gol di sinistro sotto la traversa della porta di Julio Cesar al minuto 24 del secondo tempo, fine delle trasmissioni e dei progetti di allegria pasquale, Inter accasciata, di colpo sgonfia nel cuore e nella testa, staccata di cinque punti dai rossoneri che molestano la Juventus oggi sull’isola, a Cagliari. Tante cose possono ancora accadere perché il football è davvero un gioco stranissimo. Ha vinto la squadra che ha sudato di meno, ha perso quella che ha espresso un calcio migliore ma senza il peso che si deve in attacco. Adriano uomo solo al comando, contrariamente a quello che era stato l’annuncio di Mancini alla vigilia, centrocampo compatto, difesa subito in handicap per il guaio di Mihajlovic costretto a uscire dopo 10 minuti per cedere il ruolo a Materazzi fischiatissimo e insultatissimo dallo stadio di San Siro. Qui ha festeggiato il popolo rossonero, dirimpetto la curva era vuota ma non per questo miserabile, con l’esposizione di alcuni striscioni non degni di essere ricordati, così come i frequentatori di quel settore, plagiati o ricattati dai capi tribù, dunque niente affatto liberi di agire e di urlare. Nonostante l’assenza di tifo l’Inter si è messa meglio del Milan in campo, soprattutto perché in questo momento, o meglio ieri, il trio Pirlo-Seedorf-Kakà non dava segni vitali, limitandosi all’ordinaria amministrazione, su andamenti lenti e irritanti. Di contro i nerazzurri energici e reattivi in Cristiano Zanetti, Cambiasso e Figo hanno pagato dazio nella zona di Pizarro che ha portato troppo la palla, raramente cercando la soluzione verticale o accelerando il ritmo mal supportato sull’esterno dal solito Stankovic, pigro e nervoso. La partita ha avuto molti momenti di impasse, errori di esecuzione, l’affanno e l’incertezza consueta di Dida in alcuni interventi, la buona vena di Nesta e di Kaladze, così come quella, eccellente, di Materazzi, decisivo in almeno tre situazioni critiche per la difesa nerazzurra. Qualità abbastanza modesta con la partecipazione di De Santis che ha invertito alcune punizioni e ha preferito uscirne pilatescamente da altre (contrasti in area di rigore Kaladze-Adriano o Burdisso-Gilardino).
Si è comunque avuta l’impressione che la prima squadra che avesse trovato il gol avrebbe anche vinto la partita. Ci ha provato l’Inter al quarto d’ora della ripresa nella sola situazione in cui Nesta ha sbagliato il tempo di chiusura su Stankovic, il cross è stato perfetto, Figo si è trovato il pallone sulla testa, ha provato a disegnare la traiettoria diagonale con Dida già battuto ma la deviazione è finita fuori. Ha risposto subito dopo il Milan con una combinazione analoga, Sheva ha deviato di testa, Cordoba ha respinto, Kakà ha calciato un po’ sporco e Julio Cesar ha messo in corner.
Poi è stata la volta buona per una delle due. Questo è stato il Milan, come gli accade da tempo per meriti e per congiunture fortunate. Il gol di Kaladze è nato, ad esempio, da una azione quasi morta, Seedorf (che già era andato vicino al gol, dopo dieci minuti, ma aveva visto il tiro deviato di piede da Julio Cesar) le ha ridato vita, la difesa interista era già in vacanza, Burdisso in prima fila al check in, distratto a tenere la posizione, la conclusione di Kaladze di mezzo volo, con il sinistro, è stata violenta, Cordoba in apnea ha tentato di intercettare il bolide ma è stata davvero clamorosa la disattenzione collettiva della retroguardia nerazzurra. E qui la squadra di Mancini si è come afflosciata, attaccandosi agli episodi e non al ragionamento.
L’idea del Barcellona e la stanchezza dovuta al caldo hanno suggerito ad Ancelotti di dare fiato a Cafu, Sheva e poi Pirlo, il Milan è stato sulle sue, senza dare mai la sensazione di potersi slacciare mentre Mancini ha aspettato troppo per togliere di mezzo Pizarro così come ha inserito Martins stranamente al posto di Cristiano Zanetti. I milanisti hanno chiuso abbracciandosi mentre gli interisti hanno guardato i posti vuoti della loro curva. Il derby è già una storia vecchia. Chi ha vinto deve pensare al Barcellona, chi ha perso a cancellare la prenotazione dell’albergo per le vacanze estive. C’è di peggio nella vita.