L’Inter spremuta e fuori giri ora gioca al «si salvi chi può»

Benitez aveva gli occhi di chi pensa di avere le traveggole. «Mai vista una cosa del genere». Il povero Walter Samuel, ancora una volta, ha esaurito tutte le sue lacrime. Ha rivisto una storia vissuta. Soltanto tre anni fa: 23 dicembre 2007, un altro salto, un’altra esplosione sotto i piedi, dopo pochi giorni, a gennaio, era sul tavolo operatorio per riallacciare i legamenti del ginocchio sinistro. Torna in campo a novembre, 11 mesi dopo l’incidente. Stavolta la diagnosi riguarda i legamenti del crociato anteriore e del collaterale esterno del ginocchio destro. Samuel conosce già il percorso, sa cosa lo aspetta: nei prossimi giorni l’operazione e una rieducazione che durerà tra i cinque e i sei mesi. Fatica, sofferenza, speranza e paure, perché i suoi muscoli ormai sono fragili più di un cristallo. «Samuel ti aspettiamo, hai già dimostrato di essere forte e di saper tornare più forte di prima», gli ha scritto Javier Zanetti. «Walter è uno che non molla mai», ha raccontato il capitano. E forse la testa sarà tornato proprio a quel dicembre del 2007 in cui l’Inter stava soffrendo dolori fisici proprio come oggi. Fuori un bel numero di centrocampisti e tutti a pensare: per ora si salvi chi può.
Esattamente quel che si racconta oggi. Centrocampisti tutti a terra, resta solo Zanetti che rischia di andare in overdose. E il gioco non rende. Benitez spera di recuperare Stankovic per la partita di mercoledì a Lecce, ma gli esami hanno detto che Maicon ha uno stiramento alla zona posteriore della coscia sinistra: un problema annunciato dal tecnico alla vigilia della partita con il Brescia. «Sta giocando con problemi muscolari». Detto e fatto, due scatti, quattro corse in partita ed ecco affiorare il problema. Il brasiliano non sarà recuperabile per il derby, ci vorrà un mese o poco meno per ritrovarlo in campo.
Ormai sono diventati 18 gli infortuni muscolari nerazzurri, 33 in tutto. Il crac di Samuel non era prevedibile, i giramenti di testa di Sneijder sono la spia di qualche problema fisico dell’olandese. È molto stanco, raccontano in società. E avvalorano la tesi di Benitez: troppa gente spremuta, affaticata, muscoli che si sono fatti delicati tra infortuni e l’eccesso di fatica. Non è un problema creato dalla differenza tra gli allenamenti di Mourinho e quelli di Rafa. Piuttosto una situazione che andava valutata da medici e dirigenti: il motore della squadra, negli ultimi anni, è stato spinto in fuori giri. Forse Sneijder non regge più pressione e tensioni. Per lui e Milito quella passata è stata una stagione al di sopra delle loro forze.
Ma c’è un nemico in più. Il campo di San Siro, così tanto scivoloso (si era notato anche nelle partite del Milan) è diventato un tranello: troppo secco, non assorbe l’umidità e per i giocatori diventa una specie di saponetta. Serviranno piogge e magari neve per migliorare la situazione. Di solito questo è il periodo peggiore per San Siro.
E domenica ci sarà il derby. Il campo rischia di esser il terzo incomodo. I risultati di questa giornata di campionato mettono l’Inter su un piano inclinato. Ormai Benitez parla di sfortuna e Moratti si è accodato. Il presidente continua a pensare di avere una squadra competitiva. Il tecnico si aggrappa ai confronti con il passato. «L’anno scorso chi faceva gol? Milito. E adesso chi sbaglia i gol? Milito e anche gli altri». Detta così tutto facile. In campo c’è il rischio di perdere testa, faccia e qualche facile speranza.