L’Inter torna a vincere a Empoli ma solo Ibrahimovic è super

In Toscana i campioni d'Italia ottengono il primo successo ufficiale della stagione, ma non convincono ancora sul piano del gioco. Evanescenti i giocatori di mister Cagni: corrono ma non pungono, anche se in più di un'occasione sfiorano la rete. Miracolo di Toldo e rigore negato all'Empoli

Empoli - Ibrahimovic c'è, l'Inter non ancora. Ma è sufficiente una spruzzata dello svedesone per incantare Empoli, rimettere in ordine i conti in classifica dell'Inter e ricacciare indietro i togati già pronti ai processi e alle censure severissime. Ibrahimovic c'è e non è francamente una novità. Il suo talento risulta determinante non solo nella fase realizzativa (gli altri, Suazo in particolare e poi tutta la compagnia dei centrocampisti latitano) ma anche nel creare gioco, provocare intese che, in grande velocità, risultano anche gradevoli sul piano estetico. Mancini, appare evidente, non si fida della salute del suo gruppo e allora, per l'occasione, decide di blindare gli spazi e di provvedere con una squadra più tattica che sbarazzina a guadagnare il primo successo della stagione. Per tornare a brillare e all'antico, c'è tempo. Per chiunque avesse voglia di cantarle a Mancini, vale una riflessione. Un anno fa, la partenza dell'Inter fu egualmente macchinosa: quattro punti dopo i primi due turni, proprio come succede nel nuovo campionato. A fine partita, gli interisti con la maglia dei crociati, si abbracciano come reduci da una grande impresa. Segno delle tensioni percepite nello spogliatoio. L'Empoli ha poco da rimproverarsi: ha qualche rimorso e nient'altro.
Un'altra rimescolata e via. L'Inter di questi tempi è così e persino la lista Champions da depositare entro le 24 di ieri sera all'Uefa diventa un giallo. Pensate: non ne viene dato conto «per evitare di destabilizzare la squadra» riferisce il portavoce nerazzurro. Succede solo all'Inter, tra le nostre: ci sarà un motivo? Mancini cambia anche il modulo, torna al classico 4-4-2 tirando fuori dalla cabina armadio di Appiano Gentile Cesar, schierato a sinistra, dirottando sul lato opposto Zanetti, lasciando fuori Chivu e Cruz, responsabile uno della figuraccia a Barcellona, l'altro dell'errore contro l'Udinese. Naturalmente finché c'è Ibrahimovic c'è speranza di rimettere in ordine le suppellettili di casa disordinate dall'inizio incerto di stagione. Lo svedesone firma giocate di rilievo e appena gli lasciano a disposizione un po' di spazio chiude, sul secondo palo, con una stoccata il cross di Maicon. Ordinaria amministrazione. Il parziale della prima frazione non deve far pensare alla tradizionale passeggiata di salute in provincia da parte dell'Inter perché l'Empoli si procura un rigore doc (Cordoba e Samuel maltrattano Saudati con un doppio intervento) ignorato da quel «testone» di Ayroldi mentre poi è Antonini il responsabile di uno scarabocchio davanti a Toldo e in posizione perciò favorevole.
A difendere il vantaggio, nella ripresa, non occorre certo l'impresa epica. Basta una squadra ordinata che sopporta bene qualche unghiata dell'Empoli (un tiraccio di Tosto deviato da Toldo sulla traversa e l'artiglio di Giacomazzi respinto di piede dal portiere nerazzurro) per uscire senza tradire grandi scossoni dall'ultima curva. Cagni ricorre al minuscolo Giovinco (vivaio della Juve) che viene rappresentato come un Pato de noantri. Schierato a sinistra sembra fare il sollecito a Maicon che gli mangia in testa, per via della statura. Ci vuol ben altro per spaventare l'Inter. Che nel finale, al culmine di un contropiede ben apparecchiato (Figo e Cesar gli autori), infiocchetta il 2 a 0 d'annata col solito Ibrahimovic.