L’Inter vince il derby all’ultimo minuto col suo bomber e scavalca i cugini. Ma la Juve è a +10

Gira la ruota, gira anche il derby di Milano. E dopo 3 anni e mezzo di inseguimenti torna nelle mani dell’Inter che raccoglie in una notte da incorniciare tutto quel che è possibile chiedere alla Provvidenza. Vincere il derby all’ultimo assalto, con il suo imperatore Adriano, sorpassare il Milan in classifica e insediarsi alle spalle della Juventus al secondo posto. Il Milan, tradito dal suo portiere e da molti altri protagonisti, scivola al quarto posto e si ritrova tra le mani briciole. Kakà e poc’altro ancora. Persino spauracchio Vieri, agitato nel finale da Ancelotti, invece di dare una mano in attacco, si fa beffare da Adriano nell’azione decisiva. Mancini non tradisce quindici mesi di lavoro, c’è Figo, al suo posto, anzi nella corsia mancina a far girar la testa a Stam e Gattuso, altro che Cristiano Zanetti schierato per “stoppare” Kakà. L’Inter vuole fare la partita, non nasconde dietro il dito i suoi propositi di sorpasso segnalati dallo striscione della sua curva e parte pancia a terra. La sorpresa semmai arriva nelle pieghe dello schieramento difensivo deciso da Ancelotti con Kaladze centrale e Simic in panchina: il georgiano rimedia nei primi due interventi su Martins una ferita allo zigomo, è il segno di una difficoltà accentuata dalla prova di Nesta che invece di offrire garanzie provvede a scoprire la schiena dei rossoneri. L’unica arma a disposizione di Ancelotti è il reclamizzato Kakà, mandato a sinistra e a destra a cercare spazio dalle parti di Favalli e Javier Zanetti, il capitano. Al primo blitz del giovin brasiliano, Cordoba rimedia l’ammonizione e una punizione dal limite che con Pirlo davanti non è una gran trovata. Ma è un fuoco di paglia, resta l’Inter al centro del ring prima che Messina, l’arbitro, non all’altezza del compito, balzi alla ribalta del derby. Ecco i suoi misfatti raccontati in sequenza: fischia un rigore assurdo a metà della prima frazione a favore dell’Inter. Martins, chiuso nella morsa Nesta-Stam, si fa largo in modo irregolare provocando la caduta di Nesta in area che finisce anche ammonito, oltre che beffato dal penalty e poi infortunato. Più tardi, lo stesso Messina, apre in anticipo la stagione degli sconti: risparmia la seconda ammonizione a Cordoba (recidivo su Gilardino) e poi allo stesso Nesta (idem su Adriano). Non solo, ma nel frattempo, quasi consapevole d’aver commesso uno sfondone, coglie la prima occasione per pareggiare il conto dei rigori. La differenza tra i due episodi è la seguente: qui il reato (fallo di mano di Stankovic) sulla punizione calciata da Pirlo c’è ma è involontario, provocato da una carambola sulla testa di Cambiasso. La cosa migliore resta la doppia esecuzione dagli undici metri: Adriano spiazza Dida, Shevchenko applica lo stesso criterio nei confronti di Julio Cesar. 1 a 1 all’intervallo. La ripresa annuncia gli altri tormenti del Milan, sgabbiato bene (testa di Gilardino che sfiora il palo lontano) grazie al solito Kakà: quando parte, palla al piede, è un demonio, e nessuno riesce a tener[/TESTO]lo. Veron, che è un vecchio pirata, tenta di provocarlo caricandolo, sotto gli occhi delle telecamere, come sanno fare solo i tori nell’arena: tumulto sedato. Si arrende Nesta, problemi muscolari avvertiti a metà della prima frazione, ed entra Simic poco prima del raddoppio interista che chiama in causa il portiere Dida, un tempo insuperabile come il famoso tonno. La punizione di Adriano da venticinque metri a girare sulla barriera (non c’è fallo di Kaladze che si arrabbia e rimedia anche il giallo per proteste) non è un missile eppure Dida riesce a sporcarla con una respinta goffa e tecnicamente imperfetta, consentendo al fulmine Martins di realizzare la sua famosa capriola dopo un gol facile facile, palletta dentro, a porta spalancata. Risalire la china, a quel punto diventa complicato, molto complicato. E non solo perché la scudisciata di Kakà, a metà frazione, deviata da Cordoba, pizzica il palo lontano di Julio Cesar. Quando tocca finalmente al Vieri milanista, lo stadio nerazzurro esorcizza il pericolo con una generosa fischiata collettiva: ha 15 minuti, poco più, per lasciare traccia di sé nel derby che Ancelotti gli riserva. È solo Kakà, in verità, a mettere l’affanno all’Inter, con le sue discese, con i suoi lanci, con il suo pallonetto delizioso dal limite, deviato in angolo. Mancini si allaccia le cinture con Burdisso, chiamato a presidiare le mischie ma serve a poco. La spallata milanista riesce a Stam, ancora a segno dopo il sigillo dell’anno prima in Champions league: sulla traiettoria di Pirlo, l’olandesone svetta maestoso, venti centimetri più in alto di Stankovic e chiude nell’angolo la sua performance incredibile. Prima della fine l’Inter ha ancora il tempo di sprecare il 3 a 2 (buco di Kaladze e uscita avventurosa di Dida) e di arpionarlo al culmine dell’assalto conclusivo: sull’ultimo angolo, Dida non esce mai, Vieri pasticcia e Adriano, con tutta l’Inter, raggiunge la gloria. Franco Ordine