L’Inter vince con i coreani Sabato finale col Mazembe

Ad Abu Dhabi &quot;tripleta&quot; nerazzurra per un sogno mundial: a segno Stankovic, capitan Zanetti e il Principe Milito. Il tecnico Benitez sorride ma trema. Moratti ringrazia il Mazembe e promuove Rafa: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=494095">&quot;Ben fatto&quot;
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È tornata l’Inter grandi firme. Che non è come dire: è tornata la grande Inter (che poi resta sempre quella di Herrera, nonostante il Triplete mourinhano). A volte il pallone si nutre di un senso di giustizia che gli uomini non saprebbero assegnare. E così stavolta. Il calcio ha affidato a Stankovic e Zanetti il bello di una delle prime notti di quiete di questa stagione. Il gol iniziale di Stankovic, inarrivabile incursore d’area, la splendida foto ricordo di Zanetti, mezzora dopo, hanno regalato all’Inter la finale di questo mondiale per club, che non potrà certo esser snobbato perché la gente di Benitez avrà di fronte i poderosi africani del Mazembe, anziché i sonnacchiosi lumaconi dell’Internacional di Porto Alegre.

Ma la legge ad personam del pallone ha deciso che nel deserto di Abu Dhabi, fra preghiere e cantilene del muezzin, dovessero ricomparire il talento e la favola di Diego Milito: un assist e un gol sono stati una scorta d’onore. Con il primo ha deciso il risultato, con l’altro si è scrollato di dosso la maledizione dell’hombre triste y solitario. E l’Inter se n’è andata felice verso il porto sicuro.

I coreani del Seongnam non sono mai stati realmente in partita, anche se hanno lasciato affiorare alla vista miglior padronanza di schemi rispetto agli interisti. Benitez ha ripescato talento e classe, tenuto in panca Maicon non certo per snobismo, perso subito Sneijder (anche per la finale) per l’ennesimo infortunio (numero 45): inutile discutere sulla preparazione, qui c’è di peggio.

L’infortunio a Sneijder è stato il primo, e l’ultimo, segnale di pollice verso. Il resto una corsa a mostrar qualche prodotto della casa: squadra un po’ lenta, ma capace di riprendere il gioco nei momenti importanti, qualche scivolata difensiva che rischierà di esser il refrain della stagione, una miglior efficacia offensiva, guarda caso proprio nel giorno in cui l’attacco può pregiarsi di punte vere e non di mezzi attorucci.

Il gioco dell’Inter è stato solo un documento d’intenti. In finale serviranno pennellate d’autore e un tratteggio più sicuro. Moratti ha fatto i complimenti a Benitez. Solo bon ton. E Benitez forse avrà ripensato all’altra sua avventura nel mondiale per club, quando vinse 3-0 la prima partita con il Liverpool, guarda caso proprio il 15 dicembre (2005), ma affondò nella seconda. Ricordo da brividi, se non fosse che allora aveva davanti i brasiliani del San Paolo. E stavolta i brasiliani sono già a casa. Il calcio ha un suo senso di giustizia.