L’interventismo della politica

Il governo si muove su un crinale molto delicato. Da una parte viene continuamente accusato di fare poco per combattere la crisi. Dall’altra, come dimostrano le dichiarazioni di ieri fatte dai suoi due ministri economici Scajola e Tremonti, rischia di mettere il dito nel barattolo della marmellata imprenditoriale. Insomma può essere considerato eccessivamente interventista.
Ci spieghiamo meglio. Il ministro Tremonti ha utilizzato tutta la sua moral suasion nei confronti delle imprese bancarie. Ha chiesto loro di non tergiversare sui Tremonti bond, sì da alimentare il circuito del credito. E le ha bacchettate sul costo degli impieghi: i tassi in Italia, a suo dire, sono troppo alti. Quasi in contemporanea il ministro Scajola è intervenuto decisamente sulla questione Fiat: i cinque stabilimenti del gruppo non si toccano.
I due ministri hanno il grande merito di aver tenuto la barca italiana sulla rotta giusta: Tremonti continua caparbiamente a tenere i nostri traballanti «conti in sicurezza». E l’impopolarità di oggi è un regalo che ci fa per domani. E Scajola si muove nel sentiero stretto di fare il possibile per l’industria italiana. Entrambi combattono con una nouvelle vague spendacciona e protezionista che sembra avere contagiato la politica economica mondiale.
Ma il rischio di accondiscendere al cambio di registro è forte. Siamo davvero sicuri che un ministro possa decidere il futuro dello sviluppo industriale o organizzativo di un’impresa? Siamo certi che la strada unica per alimentare il credito alle imprese sia quella di obbligare altre imprese ad utilizzare uno strumento finanziario come quello dei Tremonti bond? Le ragioni dei due ministri risiedono essenzialmente nel fatto che le imprese di cui si occupano beneficiano di quattrini dei contribuenti. Per il settore bancario si può anche aggiungere che si tratta di un nervo vitale per il funzionamento dell’economia nel suo complesso. Resta un sapore amaro. L’idea che la politica entri così decisamente nella vita di una serie di imprese private è un pericoloso precedente. Non è detto che la situazione di emergenza possa giustificare questa intromissione. Soprattutto in un mercato come quello italiano in cui gli intrecci tra cosa pubblica e privata ha sempre prodotto guai.