L’INTERVENTO

A tre giorni dal voto del Senato sulla Finanziaria con quel po’ di freddezza possibile dopo l’enfasi del momento, vediamo di analizzare la situazione politica.
Innanzitutto una constatazione oggettiva: se non ha vinto numericamente l’opposizione, non ha certo trionfato politicamente il centrosinistra. Con i tre voti decisivi dei diniani, oltre quelli dei senatori a vita, c’è la chiara dimostrazione che questo governo non ha una maggioranza politica. Del resto, un consenso politico pieno non lo ha mai avuto, perché la stentata maggioranza numerica in Parlamento è sempre stata caratterizzata da vistose contraddizioni di natura culturale e politica, che razionalmente fanno prevedere, quale che sarà la vicenda finale della Finanziaria, prima o poi convulsioni possibilmente letali per il governo.
Al di là dell’ottimismo d’obbligo di Prodi, la conferma di questa nostra valutazione sta nell’insistenza di Veltroni per un incontro con i leader dell’opposizione. In questa richiesta del centrosinistra c’è sì il desiderio di concertare riforme, ma c’è soprattutto l’interesse a guadagnare tempo per allontanare il rischio di una sconfitta elettorale, che al momento appare obiettivamente inevitabile.
Nonostante l’evidente e ritorsiva propensione dei minori della Casa delle Libertà a discutere con Veltroni, con lo scopo evidente di svincolarsi dall’egemonia berlusconiana, non sarà facile giungere a un’intesa utile senza Forza Italia. Il Cavaliere viene criticato per la sua intransigenza, ma tutti i torti non li ha: egli sa che una trattativa incondizionata in questo momento favorirebbe l’avversario, dandogli tempo di stemperare le difficoltà in cui è immerso, col rischio di logoramento certo del centrodestra. Questa, ora come ora, è la prospettiva più prevedibile.
Va contemporaneamente prevista come innegabile una fase nuova della politica italiana. Superati i momenti più immediati - i prossimi voti della Camera e il rimpallo sicuro al Senato - è indubbio che si profila una stagione politica tutta nuova. Se ne vedranno i prodromi già a gennaio, subito dopo la lunga pausa festiva. All’orizzonte ci sono impegni decisivi: scelte sul welfare, pensioni, referendum sul sistema elettorale, e non solo. Non sarà facile coordinare e far quadrare tutti questi problemi tra le tante contraddittorie pretese e velleità delle diverse e frazionatissime forze politiche, talune sconclusionate e brancaleonesche.
Certamente l’opinione pubblica preferirebbe elezioni anticipate, nella speranza che chiariscano la situazione affermando una leadership che quanto meno possa mettere fine alla confusione esistente e offra finalmente qualche certezza. E però è certissima l’opposizione a tale soluzione di tutto il centrosinistra, che lo stesso capo dello Stato non saprebbe come sventare, sicché la crocefissione di Prodi non avverrà sicuramente in periodo natalizio né subito dopo. Ma che egli possa trascorrere tutta la quindicesima legislatura, come spera, a palazzo Chigi è da escludere. Può anche darsi che la sa caparbia tenacia montanara gli serva a prolungare la quaresima ma ha in casa proci che hanno fretta quasi quanto Berlusconi di levarselo di torno.
Veltroni non può certo aspettare troppo a fare il tentativo di recupero del consenso perduto da Prodi. Quanto può durare il manovrismo politico-spettacolare del sindaco di Roma? Se non si sbriga a passare dalle chiacchiere ai fatti, il suo logoramento sarà inevitabile. Non saranno i festival e le comparsate televisive a farne un leader di lunga durata.
Di qualche consiglio hanno bisogno anche i leader della Casa delle Libertà. Prendano atto che la nuova stagione politica ha bisogno di iniziative innovative e intelligenti. E soprattutto di schierare una classe dirigente che sappia coniugare serietà e preparazione, capacità politica e cultura. Alla prossima vittoria ci si deve arrivare per meriti, per stima che viene dal basso, per volontà di un’Italia stanca e disperata, che non perdonerà più a nessuno leggerezza e improvvisazione. La nuova politica o sarà davvero politica seria o il Paese chissà a chi si rivolgerà per uscire dal pantano in cui è precipitato.