L’INTERVENTO

Chi visitasse L'Artigiano in Fiera in corso in questi giorni a Milano e si soffermasse ad osservare l'attività di qualcuno dei 2.500 espositori provenienti da 103 Nazioni e, in particolare, quelli italiani, scoprirebbe, forse con meraviglia, che l'innovazione non implica affatto la necessità di snaturarsi per scimmiottare modelli stranieri.
Le lane cotte dell'Alta Val Badia sono identiche a quelle che venivano tessute cinque generazioni fa, ma prodotte con telaio meccanico. A.S. crea oggetti unici che sanno di antico, attraverso i segreti della vetrofusione. J.R. dà lavoro a 150 operai producendo manualmente scatole in legno con aperture del tutto particolari. Le scelte strategiche innovative si traducono anche in un nuovo modo di vendere un prodotto tradizionale. A.G., ogni settimana, fa la spola tra Agrigento e Milano e consegna a casa di mille famiglie le arance rosse prodotte in Sicilia, senza ricarichi sul prezzo. La M.E. porta i propri capi di pelletteria dalla provincia fiorentina in tutto il mondo, attraverso più di 500 fiere, un outlet aperto al pubblico e una trentina di piccoli negozi in Inghilterra.
La situazione per le imprese familiari non è idilliaca: due su tre falliscono nel passaggio del testimone da padre a figlio e l'80% scompare entro la terza generazione. Cosa fa la differenza per imprese come quelle citate? Come afferma l'economista Marseguerra nel volume Nelle mani dell'artigiano. Una realtà si racconta (Guerini editore), uscito in occasione della fiera: «In molti dei settori di specializzazione italiana, la ricerca formalizzata, quella che tende ad essere svolta nei laboratori di ricerca delle imprese, negli istituti di ricerca pubblica e nelle Università (e che è colta dai dati sulla spesa in R&S), costituisce solo una parte della innovazione delle nostre piccole e medie imprese. Nei nostri settori di specializzazione più tradizionali, i fattori d'innovazione tendono ad essere il design, la progettazione, l'organizzazione, l'introduzione di nuovi macchinari, l'imitazione, ecc.». In queste imprese sono le persone che con la loro creatività e operosità generano innovazione e sviluppo, perché non sono ridotte ad anonime risorse umane. Come ha scritto anni fa don Giussani: «C'è un'obbedienza che dal di dentro deve governare l'iniziativa in cui ti lanci, il rischio in cui ti cimenti. Innanzitutto, deve essere obbedienza a fattori che non sono totalmente alla tua mercé, che ti si propongono e che ti si impongono: devi rispettare questi fattori e tutta la fatica, in tal senso, deve essere abbracciata come parte della tua genialità creativa, e perciò del tuo amore e del tuo gusto fattivo». Valori antichi nati da una umanità, spesso da una fede che, dando significato alla vita intera, continuano a generare prosperità sana per il nostro popolo, ad onta di chi, come l'asino bigio di carducciana memoria, continua nella sua presupponenza a non accorgersene...
*Presidente Fondazione

per la Sussidiarietà