L’INTERVENTO

Uno spettro si aggira per l’Università Italiana. È lo schema di decreto del ministro Mussi che detta le nuove regole per i concorsi per ricercatore universitario. Si tratta di una regolazione assai innovativa che incide sulle attese dei giovani aspiranti all’accesso della qualifica iniziale della carriera universitaria. Le norme attuali, si dice, hanno qualche difetto e richiederebbero aggiustamenti. Forse qualche garanzia in più e maggiore equilibrio mediante limitazioni del potere delle sedi. Riforme da fare con cautela.
Ma il ministro Mussi ha in mente, a questo proposito, idee più radicali, vuole lasciare una traccia del suo passaggio ed inventa una «contro riforma». Allora si fa conferire il potere di legiferare. Come? Con la legge finanziaria. L’art. unico, comma 647, della finanziaria 2007, prevede che «in attesa della riforma dello stato giuridico dei ricercatori» il ministro dell’Università e della Ricerca ha il potere di emanare un decreto per la disciplina dei concorsi per l’accesso al ruolo di ricercatore. Già la Finanziaria stabilisce che tale regolamento ha immediata applicazione non soltanto dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma dalla data della firma. Ma come fanno gli interessati ad applicare una norma non pubblicata, di cui nessuno ha la possibilità di leggere il testo ufficiale? È la prima aberrazione di questo incredibile assetto normativo.
Andiamo ai punti essenziali. Il conferimento del potere regolamentare al ministro, in questa materia, è illegittimo. Prevede la legge n. 400 del 1988, all’art. 17 comma 3, che possono essere adottati dai ministri regolamenti «in materie di competenza del ministro o di autorità sottoordinate». Si tratta di aree non regolate dalla legge. Ma non è questo il caso delle normative in materia di concorsi per l'accesso alla qualifica di ricercatore, che è un settore già ben regolato dalla legge.
Il ministro Mussi si mette alla ricerca del «concorso perfetto», quello che nella sua mente dovrebbe evitare le ingiustizie e garantire che il merito venga premiato sempre e ovunque. Per fare questo toglie ogni potere alle commissioni di concorso. Per ogni maxi concorso per grandi aggregati di settori scientifico-disciplinari, il ministro nomina sette «esperti revisori», il cui nome è tenuto segreto. Ogni revisore, individualmente, esprime un giudizio e per ciascun candidato dà un voto da 0 a 4. Questo voto è determinante: chi non consegue una media di 2 punti è escluso dal concorso. La commissione poi, deve compilare la graduatoria sulla base dei voti e quindi attenendosi ai numeri scritti dagli esperti valutatori. I candidati che entrano a far parte del quarto più elevato della graduatoria sono sottoposti alla prova di un breve e frettoloso seminario. Da questo escono fuori i vincitori.
Sembra perfetto, ma in realtà queste regole hanno gravi vizi di legittimità. Primo: nel nostro sistema le valutazioni nei concorsi richiedono un giudizio ponderato da parte di una commissione che collegialmente esamina i candidati in condizioni di parità. Secondo: il regolamento prevede che i «cerberi nascosti» operino nell’ombra mentre tutte le procedure amministrative devono ispirarsi al principio della trasparenza e della conoscibilità degli aspetti sostanziali di ogni fase. Terzo: v’è una inammissibile asimmetria informativa in quanto il «cerbero nascosto» conosce il nome dei candidati mentre i candidati non conoscono il nome del «cerbero nascosto». Ogni persona di buon senso si rende conto che si tratta di meccanismi aberranti, fuori di ogni logica e regola di diritto.
Il pericolo è che l’imposizione di queste regole anomale e illegittime passi nel silenzio in mezzo alle tante vicende di questo periodo preelettorale.
Mussi, invero, proviene dalla stagione del ’68, aspira alla standardizzazione e all'egualitarismo. Ma dimentica che fra poco più di un mese si svolgeranno le elezioni politiche. Il ministro, quindi, non ha alcuna legittimazione a introdurre oggi una riforma così innovativa.
Per fortuna esiste il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti. L’Ufficio di controllo della Corte sul ministero dell’Università ha già formulato forti rilievi sulla legittimità del regolamento. Il ministro insiste, con perseveranza, sul suo progetto e oggi la questione sarà sottoposta alla Sezione di controllo, organo collegiale della Corte dei conti competente a giudicare in via definitiva.
Auspico che ai nostri ricercatori, risorsa primaria per lo sviluppo dell’Italia, vengano concesse le massime garanzie che sono le fondamenta alle quali deve ispirarsi ogni ipotesi di riforma di un Paese che si definisce democratico.
*Responsabile Nazionale Università Forza Italia