L’INTERVENTO

Alla luce del risultato delle elezioni, credo di poter rilevare che i cittadini si sono dimostrati più liberali della classe politica. E questo non solo perché la Sinistra antagonista non è più protagonista, ma anche perché è stato penalizzato quel Partito democratico il cui presidente Romano Prodi non aveva certo condotto serie politiche liberali col suo Governo.
Basti rilevare il caso della privatizzazione dei servizi pubblici locali, per le quali da vero liberal democratico mi sono battuto nel corso della passata legislatura, che non è andata in porto non solo per l’opposizione dell’estrema Sinistra, ma anche per il ben scarso coraggio del presidente del Consiglio nel sostenerle.
È stato questo uno dei fattori per i quali con orgoglio e senza reticenze ho aderito al Popolo della Libertà, così come in precedenza mi guardai bene insieme alla pattuglia dei liberal democratici di aderire al Partito democratico proprio perché non c’era e non c’è spazio in esso per autentici liberali.
A questo punto è ora di guardare avanti, e sulla base del programma del Popolo della Libertà credo che sia necessario che il Governo si doti di un’agenda liberale.
Le due architravi di una Società realmente liberale sono il merito e la concorrenza. Si tratta dunque di declinare tali valori, traducendoli in appropriate politiche pubbliche.
Quanto al merito, occorre agire sin dalla formazione dei giovani e dei cittadini. Nelle scuole occorre superare gli effetti di quel ’68 troppo lungo che ha sostituito al principio del merito quello dell'appiattimenti e di un falso egualitarismo, agendo sia tramite incentivi agli insegnanti basati sul merito, sia tramite incentivi agli studenti.
Non molto diverso è il discorso per le Università: invece di sparpagliare gli studenti in decine e decine di Università di provincia, occorre creare dei veri centri di eccellenza e consentire come dice la Costituzione ai giovani meritevoli di classi meno agiate l’accesso agli studi universitari e post-universitari.
L’altra platea su cui occorre al più presto intervenire è quella della Pubblica Amministrazione, in cui la miscela tra spoils system e falsi egualitarismi sindacali ha abbattuto la regola del merito.
Con una dura battaglia nel corso dell’esame dell’ultima legge finanziaria, ho ottenuto almeno che la perniciosa e ricorrente regolarizzazione dei precari, avvenisse tramite vere selezioni pubbliche, anche per superare le malaugurate appartenenze partitiche di buona parte dei precari, e tutto questo sulla base del principio del concorso pubblico sancito dall’art. 97 della Costituzione, mai tanto aggirato come nell’ultimo trentennio, sia per la dirigenza che per gli impiegati pubblici. Solo per esigenze di spazio, quanto al valore del merito la mia declinazione si ferma qui.
Venendo al valore della concorrenza, già ho richiamato l’esigenza di vere liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, in cui si annida buona parte di quella malapianta partitocratica, con decine di migliaia di lottizzati, molto più radicata nelle regioni rosse che nelle altre regioni.
Occorrerebbe poi una più attenta sensibilità alle segnalazioni e ai moniti dell’Autorità per la Concorrenza e per il Mercato. Pensiamo ad esempio alla liberalizzazione degli Ordini professionali, su cui ripetutamente l’Autorità si è pronunciata: anche in questo caso un disegno di legge pur molto annacquato, e ben poco sostenuto in Parlamento dal Governo Prodi, non poteva non incagliarsi.
Occorrono invece vere liberalizzazioni degli Ordini, per favorire l’accesso di giovani meritevoli, superare le forme dilaganti di nepotismo favorite da chiusure e bardature di vari Ordini professionali e generare finalmente forme di concorrenza, col risultato di tariffe professionali più basse per i cittadini e per le imprese.
Anche per quanto concerne rilevanti servizi pubblici nazionali, liberalizzati sostanzialmente solo sulla carta, una vera liberalizzazione comporterebbe indubbi benefici per gli utenti, visto che per alcuni vitali servizi paghiamo praticamente le tariffe più alte d'Europa.
Credo che queste indicazioni possano evidenziare come una coalizione e un governo, questa volta davvero liberali, possano, tramite l’ossigeno della concorrenza e la regola del merito, far fronte alle istanze e alle aspettative della larghissima maggioranza di cittadini che per scelte di valori e interesse concreto hanno dato piena investitura al Popolo della Libertà.
*Leader dei Liberaldemocratici