L’INTERVENTO

di Marco Palmisano
La cultura non è contrapposta al fare e per questo la destra non ha paura della cultura, anzi. D’altra parte è anche importante riconoscere che il primo vero fare risiede nel pensiero. Ben pensare per fare bene. Diversamente si realizzano analisi viziate. Vediamole.
Si dice che il centro destra governa con una maggioranza schiacciante ma culturalmente appare in affanno. Giusto, ma ecco il tarlo dell’intellettuale non organico. Se infatti il centrodestra governa in modo schiacciante significa che la cultura prevalente del paese, il popolo, il sentimento più diffuso della gente, si sente espresso da questa maggioranza e dall’impianto di valori, di idee e di proposte che Berlusconi e i suoi alleati sono riusciti a mettere in campo, come dice Bondi.
Guai a dividere il sentimento del vivere quotidiano della gente comune dall’idea di cultura. Chi lo fa crea un danno alla cultura e al popolo e non è neanche un intellettuale organico alla parte che vorrebbe rappresentare.
Cos’è infatti la cultura? Sono forse le ardite riflessioni sulle dotte argomentazioni circa le percentuali di liberalismo da usare in relazione ai problemi del globalismo imperante oppure molto più semplicemente altro? Per fortuna è altro.
La cultura è un approccio critico e sistematico alla realtà secondo un ideale che ne fornisce la chiave interpretativa. La cultura è conoscenza di pensiero utile alla pratica di vita.
Una cultura che non parte dall’affronto dei bisogni concreti non è tale, è ideologia. È giunto il tempo in cui la ragione, finalmente, venga sottomessa all’esperienza, cioè legata allo scopo e al risultato. La cultura vera è quella che sprona la mente e i cuori a individuare e realizzare modelli cognitivi e comportamentali tesi a risolvere i problemi non a discuterli solamente. Soluzioni non solo idee. Opere non solo parole. Realismo, cioè arte del pensare e del fare.
La politica nasce da una passione umana e culturale che ha il suo fondamento nella carità verso il prossimo e una tensione verso il bene comune. La cultura deve e può aiutare la politica a saper riconoscere e valorizzare gli spunti originari del suo agire.
E dietro al popolo di centro destra che segue il Pdl si cela di più il pensiero di Del Noce che non quello di La Pira, più Guareschi che Rosmini, più Pascal che don Milani. E anche il liberalismo Keinesiano rivisto da Tremonti a favore di un nuovo e più solido principio di sussidiarietà che esiste già dai tempi di Leone XIII, le visioni culturali di Don Giussani, De Lubac e Von Balthasar non sono aliene da certe giuste prese di posizioni sul tema dell’educazione e della famiglia, Maritain è stato definitivamente soppiantato insieme a tutto il dossettismo da una nuova e più vitale visione culturale di una destra sociale che vede in molti ambienti di An e della Lega, più ancora che in Forza Italia, attenti osservatori. Se n’è accorto il Sindaco di Roma, possibile che non sappiano farlo autori, giornalisti, intellettuali e opinionisti di questa meravigliosa nuova destra?
La questione è semplice. Accorgersi che quel che esiste è molto più profondo di quanto pensiamo. A noi è chiesto di saper tornare all’origine, alla radice di questa cultura popolare che è veramente tale perché da sempre ha saputo stare vicino alla gente, dall’inizio della vita fino alla morte, con un senso e una speranza per l’agire e per il soffrire, per l’oggi e per il domani, per la Patria e per il mondo. Questa grande scuola ha un nome anche per la cultura di destra ed è la dottrina sociale cristiana. In essa riscopriamo anche le radici di ogni autentico liberalismo laico.
*Presidente Club Santa Chiara