L’intervento Atenei, i criteri sui fondi

(...)la valutazione dei datori di lavoro, la presenza di studenti e docenti stranieri, le pubblicazioni e il rapporto tra studenti e docenti. Tra le prime 600 università al mondo, 20 sono italiane, di cui 19 statali (Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Modena e Reggio Emilia, Napoli Federico II, Padova, Pavia, Perugia, Pisa, Siena, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Trento, Trieste, Torino e i Politecnici di Milano e Torino) oltre all'università l'Università Cattolica del Sacro Cuore. In queste università studiano, complessivamente, oltre il 50% degli studenti iscritti al nostro sistema universitario. Complessivamente, le università italiane si trovano al quattordicesimo posto al mondo e all'ottavo in Europa. Questo risultato costituisce però la media tra posizionamenti molto diversi. Per comprendere i punti di forza e i punti di debolezza specifici delle nostre università, può essere utile notare che le università italiane ottengono risultati superiori alla media per qualificazione scientifica e qualità dei percorsi formativi. Il livello di internazionalizzazione è invece più critico. Il punto più problematico, tuttavia, è il rapporto tra studenti e docenti, che pone le nostre università agli ultimi posti in Europa. La situazione attuale del sistema universitario italiano può essere quindi descritta come caratterizzata da una buona qualità media e da un'assenza di punte di eccellenza. È un risultato che non stupisce chi conosca la storia della politica universitaria nel nostro Paese, in cui le risorse sono state storicamente investite nelle diverse università secondo criteri storici e non con l'obiettivo di rafforzare un numero limitato di centri di eccellenza. Bisogna anche aggiungere che l'ultimo decennio è stato caratterizzato da una modesta inversione di tendenza. L'entità degli incentivi è stata complessivamente modesta e attenuata dal fatto che essi non sono stati associati a obiettivi predefiniti. Ciò nonostante, molte delle prestazioni più direttamente influenzabili dagli Atenei sono state effettivamente migliorate.
Si consideri l'esempio del Politecnico di Milano. L'ateneo ha ottenuto un miglioramento sensibile sia in tema che nella capacità di acquisire finanziamenti esterni, grazie all'adozione di una politica di ateneo e di un sistema di incentivi direttamente legati a questi obiettivi.
Proprio da questa dinamica occorre partire nel progettare una "politica per l'università". In particolare, i risultati ottenuti sconsigliano un ritorno a una gestione centralistica e unitaria delle università. Occorre, invece, intervenire per accelerare i fenomeni in corso, facendo attenzione a non creare ostacoli e problemi a chi ha intrapreso una linea d'azione positiva.Resta infatti aperto il tema dell'eccellenza; Paesi come la Francia e la Germania stanno operando attivamente per portare alcuni dei loro atenei nelle prime posizioni dei ranking internazionali, concentrando su pochi di essi gran parte degli investimenti pubblici; l'Inghilterra lo fa da tempo.
Nel nostro Paese dobbiamo decidere se abbiamo la volontà e il coraggio per individuare e promuovere alcuni "campioni nazionali" o se vogliamo continuare a "spalmare" le risorse disponibili tra tutti.
* Rettore del Politecnico