L’intervento Al «Convitto» c’è qualcosa da scoprire

Leggo con sorpresa ironia (in riferimento al contenuto) l'articolo dell'ottimo Federico Casabella (che come Lei dice è «persona mite e perbene») di sabato scorso. Ho l'impressione che l'articolista sia andato, forse involontariamente, a intercettare un problema che meriterebbe o un inchiesta giornalistica approfondita (senza guardare in faccia a nessuno) o un libro bianco . Chi scrive ha incominciato ad interessarsi alla questione del liceo scientifico statale C. Colombo (con annesso convitto) circa una ventina d'anni fa.
Ero allora docente presso il liceo classico statale C. Colombo. Il liceo classico d'allora (essendo preside il prof. Cattanei) era in crescita (a fronte di un declino del D'Oria). Aveva bisogno di spazi che erano ben presenti nell'edificio a fianco (che non era per nulla, peraltro, in condizioni di significativa diminuzione di studenti iscritti; va detto comunque che i due licei omonimi sono collocati nell'ambito di un enorme edificio unico di cui all'interno si può benissimo individuare la non soluzione di continuità). Ebbene era quasi impossibile ottenere da parte del liceo classico quelle aule di cui esso aveva impellente necessità. Il «classico» Colombo dovette andare a cercarsi una succursale e l'ottenne. C'è da notare che anche quando cominciò il sensibile progressivo calo delle iscrizioni al liceo scientifico-convitto, la resistenza da parte di quest'ultimo a concedere spazi (avendone in abbondanza) fu sempre formidabile. Giunto al lumicino, quanto a frequenza di alunni, ricominciarono con maggiore insistenza i progetti per trasformarlo (locali per le facoltà universitarie di via Balbi, residenze per studenti fuori sede, qualcosetta - ma senza esagerare - per il liceo classico, ecc.). Fu grande la mia sorpresa nell'anno 2008 mi dissero che era stato deciso, in alto loco, di ripristinare il l.s.s. Colombo (con annesso convitto). A garanzia della serietà dell'operazione era stato nominato preside il prof. Roberto Olmi e tanto lo scientifico Cassini quanto lo scientifico Leonardo da Vinci avrebbero posto un limite alle iscrizioni, dirottando l'eccedenza verso lo stesso scientifico-convitto Colombo.
A questo punto il problema in generale appare chiaro. Visto il drammatico calo delle iscrizioni allo scientifico-convitto Colombo e vista la decadenza del convitto a Genova e di tali strutture nell'area del nord Italia, essendo in presenza peraltro, già da parecchi anni, di trattative con la burocrazia romana, per la dismissione d'uso del convitto stesso, come mai si è fatta questa clamorosa marcia in dietro? Siamo di fronte all'eterna incapacità di decidere della burocrazia locale e nazionale che proprio per questo preferisce procrastinare ogni decisione e quindi siamo al solito di fronte all'ennesimo caso di maladministration o c'è ben altro? Nel corso dei decenni le chiacchiere malevole e le congetture si sono sprecate e non poteva avvenire altrimenti di fronte ad una eccezionale intoccabilità della struttura. Tutto dunque potrebbe già essere stato risolto da un pezzo. Come mai ciò non è avvenuto? Quali interessi costituisce e difende la struttura in questione che non devono essere disarticolati? Speriamo per il meglio ma lo scetticismo è d'obbligo.