L’intervento «Farinella non è don»

Caro Direttore, apprendo con sincero sgomento le dichiarazioni rilasciate da don Paolo Farinella, a proposito dell'aggressione al Premier. Affermazioni pesanti, parole gravi scagliate nell'etere come macigni.
Volendo concedergli il beneficio del dubbio, sono andato direttamente a verificare la fonte del suo sfogo, ovvero la pagina web MicroMega. Ed è qui che lo sgomento si è trasformato in orrore, in disgusto e in questa lettera aperta, che spero non rimanga l'unica voce in risposta al delirio di Paolo Farinella. Da ora in poi ritengo più che mai appropriato eliminare il prefisso «don», perché in questo individuo rifiuto di riconoscere un emissario di Dio. Un uomo di fede dovrebbe predicare l'amore, la tolleranza, il perdono, la fratellanza e, soprattutto, l'esecrazione della violenza.
E invece, il Farinella, pare non si ricordi neppure dove stiano i dieci comandamenti ed in particolare «ama il prossimo tuo come te stesso». Nella sua lunga filippica contro Berlusconi, c'è spazio solo per tre cose: odio, odio e ancora odio. Il tono della sua requisitoria è a tratti talmente basso, da risultare irripetibile.
Più che un parroco, assomiglia a un iperbolico Marco Travaglio: compaiono così epiteti («nano»), allusioni sessuali («ha sempre creduto di essere in cima ai sogni degli Italiani, ma specialmente delle Italiane») e liquida l'aggressione violenta come pura «omeopatia»: un gesto di un pazzo ai danni di un altro pazzo. Ma Farinella non si ferma qui, scomoda (...)