L’intervento Giusti i lavori di «riparazione»

Caro dottor Lussana, trovo interessante quanto propone il dottor Rosso (il Giornale, 2 febbraio 2010). Non è solo condivisibile, ma auspicabile. Sapeste quante volte mi sono chiesto come mai le autorità (ma quante sono?) vogliano utilizzare i nostri militari mandandoli a raccogliere spazzatura, liberare strade dalle neve o spalare fango, mentre abbiamo carceri sovrappopolate di potenziale mano d’opera in forzato ozio.
I nostri soldati sono una risorsa. Sono professionisti con le stellette. Non utilizziamoli per lavori che potremmo benissimo delegare a chi sconta pene detentive.
Dicono che il lavoro nobiliti. Ed allora facciamo in modo che anchi chi espia colpe possa rendersi utile, redimendosi ed reintegrandosi nel gioco della vita.
Condivido la proposta del dottor Rosso perché in Arizona, negli anni Novanta, era routine osservare detenuti occupati nel ripulire le arterie stradali.
Attraversando in macchina una vasta zona tra Sedona e Flagstaff, mia moglie ed io, abbiamo incontrato - in più occasioni - gruppi di prigionieri (controllati a vista da custodi armati) occupati a ripulire aiuole e strade di scorrimento. Riempivano, cantando, sacchi e sacchi di immondizia dimenticata da qualche visitatore, forse disattento, proveniente da chissà quale meraviglioso Parco Nazionale (Foresta di Coconino, Grand Canyon, Foresta Pietrificata...).
Molto incuriositi, la prima volta, ci siamo fermati a parlare con uno dei custodi di quella brava gente e la risposta è stata: «Lo sceriffo ritiene che non siano stati condannati solo per aver raccolto fiorellini. È giusto che, espiando, si guadagnino la pappa offerta loro dal contribuente americano».
Lo sceriffo in quel periodo era Arpago o Arpajo (non ricordo bene) e sembra sia stato o lo sia ancora, lo sceriffo meno odiato dalla popolazione dello Stato di Arizona.
Personalmente non ritengo una idea peregrina utilizzare tale mano d’opera. Vivere in una città pulita con giardini ed aiuole in ordine, marciapiedi non lordati, qualche vigile che sanzioni chi insudicia...
Insomma, non dovrebbe essere così scioccante. O sì? Chiediamo agli amici lettori cosa ne pensano?
Un caro saluto a lei dottor Lussana, ai suoi Collaboratori (con la C maiuscola) ed al bravo Matteo.