L’intervento Il Grande centro alla prova dei temi etici

«L’area di responsabilità» che avrebbe dovuto avvicinare le forze neocentriste al gruppo di Futuro e Libertà, appena cominciata è già finita. Evocata forse troppo frettolosamente da Pier Ferdinando Casini, è stata subito messa in crisi dalle dichiarazioni dell’onorevole Benedetto Della Vedova, che ha rilanciato su coppie gay, modifica della legge sulla procreazione assistita, biotestamento. Le manovre per rimettere la palla al centro, in un gioco pericoloso che tende a smontare il bipolarismo accantonando il suo garante, cioè Berlusconi, si sono arenate dunque sui temi etici. «Così l’intesa è difficile», ha commentato con la consueta trasparenza Paola Binetti, mentre il direttore Vittorio Feltri ha mirato al cuore, prevedendo che la rottura tra Pdl e finiani si consumi proprio sulle questioni eticamente sensibili, su cui il presidente della Camera si è espresso più volte in controtendenza rispetto alla linea del suo partito. Con un certo imbarazzo, l’onorevole Della Vedova è stato quindi costretto a tornare indietro, rimarcando che le sue sono opinioni personali che non coinvolgono l’intero gruppo di Futuro e Libertà.
Il nodo, però, esiste. Questo governo, sin dal caso Englaro, ha seguito con coerenza un’idea di laicità rispettosa della dignità e integrità della persona, aprendo un dialogo importante con i cattolici e con le posizioni di Papa Ratzinger, secondo cui «la questione sociale è ormai radicalmente antropologica».
Il Pontefice ritiene sia necessario un nuovo umanesimo, capace di proteggere la fragile e preziosa unicità dell’uomo, quello che fa di ogni individuo una persona irripetibile e speciale. Il trasferimento della procreazione in laboratorio, la riduzione dell’embrione umano a semplice materiale biologico, l’eutanasia che diventa una forma di pulizia sociale, sono solo esempi di un mutamento che minaccia in profondità la condizione umana. È evidente come un partito liberale come il Pdl, che prevede su questi temi la libertà di coscienza, non possa abdicare però a una propria visione sociale e antropologica, pena l’irrilevanza e la mancanza di un’identità riconoscibile (basta vedere il drammatico girare a vuoto del Pd). Libertà di coscienza vuol dire avere la possibilità di uno scarto personale di fronte a un dilemma etico, non vuol dire la creazione di un gruppo organizzato con posizioni inconciliabili con quelle del partito a cui si aderisce. Proprio in questi giorni il governo ha messo a punto la propria agenda bioetica, articolata su difesa della vita e della dignità della persona, vigilanza sui nuovi rischi di una commercializzazione del corpo umano e criteri per la ricerca che assicurino alcune fondamentali garanzie. L’agenda è stata presentata da esponenti del governo che provengono da esperienze diverse, con diversa estrazione culturale (oltre a me, i ministri Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio) ma che concordano sulla necessaria e possibile conciliazione tra conoscenza scientifica e tutela della persona. L’Udc sugli obiettivi dell’agenda non si è espressa, e negli ultimi mesi è sembrata patire un eccesso di tatticismo, che l’ha portata ad abbandonare o mettere in sordina l’iniziativa politica sul testamento biologico o sulla pillola Ru486 e l’aborto a domicilio. Il biotestamento intanto ha concluso alla Camera il suo percorso in commissione, con consistenti modifiche rispetto al testo uscito dal Senato, e in autunno dovrà essere portato al voto dell’aula. Sarà un fondamentale banco di prova della volontà politica dei diversi soggetti in gioco, e si potrà verificare chi faccia parte, sui temi etici, di un'area di responsabilità, e chi invece no.
*Sottosegretario al ministero della Salute