L’intervento Nel Pdl niente personalismi in vista delle regionali

L’idea di creare una forza politica nuova, capace di diventare un partito popolare, che si ispirasse al Partito popolare europeo e che sapesse integrare in sé anime diverse è stato il progetto in cui abbiamo creduto costruendo un percorso lungo e non sempre facile che ha condotto alla convention fondativa del Pdl. Un anno è trascorso da quel momento ma poche cose sono cambiate all’interno di quel gruppo, all’interno del Pdl. Il dibattito sul partito e nel partito, oggi, si articola principalmente attraverso le pagine di questo quotidiano che ha deciso di concedere spazio a chi vuol esprimere certezze e dubbi, tanti in realtà, su un progetto ambizioso che sembra avere ancora problemi di gestazione.
Se fossimo dei manager avremmo concordato un business plan, ma la politica è fatta di rapporti umani e scambi di idee, ai quali fanno seguito progetti concreti da attuare in programmi di governo che a mio avviso non possono trascurare tre punti imprescindibili che sono alla base di quel pensiero cattolico del Popolarismo europeo a cui si ispira il Pdl: il ritorno a un’economia sociale e di mercato, il rispetto della persona, della famiglia, la lotta alla povertà e all’emarginazione sociale.
Ho contribuito a fondare il Pdl, raccogliendo l’appello di Silvio Berlusconi, con l’idea di portare all’interno di questa nuova formazione la storia e la tradizione dell'esperienza cattolica e moderata che trae ispirazione dal pensiero di don Sturzo e della dottrina sociale della Chiesa. Mi duole leggere proprio dalle colonne di prima pagina di questo quotidiano che il voto dei cattolici viene bistrattato a favore di un liberismo e di un neopaganesimo che hanno già dimostrato i loro limiti e il loro fallimento in questi anni, trascinando il Paese in un vortice di crisi economico-sociale e valoriale.
È necessario tornare a far politica tra la gente, tra i giovani, affinché si formi una classe politica e dirigenziale a cui affidare il futuro. Ma oggi questo futuro va costruito su basi solide, su quelle premesse e su quei valori che non escludono, ma anzi coinvolgono tutte le progettualità. Per questo motivo anche a livello locale è necessario sorgano laboratori che partendo dalle necessità reali costruiscano e sviluppino idee per il bene comune.
Il Pdl deve diventare nuova forza trainante di un centrismo sano che si fonda sul passaggio fondamentale enunciato nella linea congressuale sulla transizione dal bipolarismo di coalizione al bipartitismo di governo. Il nuovo Pdl nasce dalle ceneri di una fallimentare politica di abbandono dei valori tradizionali. Il centrismo all’interno del Pdl come forza moderata ispirata ai valori del popolarismo europeo deve rinascere attraverso una nuova responsabilità, che è il terreno fertile della moralità. Per ora il Pdl inteso come formazione politica che s’ispira a questi valori sembra esser rimasto fermo ai blocchi di partenza del congresso fondativo.
Siamo convinti che vi sia la necessità di ritornare a quel messaggio per poter intraprendere un percorso verso un bipolarismo sano: i cui contenuti sono le idee, la politica dell’alternanza temperata che contrappone a un bipolarismo muscolare che impedisce le riforme. Per quel che riguarda, poi, il radicamento sul territorio in vista delle prossime elezioni regionali auspichiamo che siano i congressi e gli organi costituenti a segnare un percorso comune non lasciando spazio ai personalismi e ai contrasti dettati da quell’odiosa linea del 70/30 che ingessa il partito su posizioni di retrobottega politico, e che non ha nulla a che fare con l’idea politica di Berlusconi di un grande partito popolare ed europeo a cui ho aderito, e sul quale a tutt’oggi non esistono punti d’incontro concreti. Il ceto medio moderato e il Paese non vogliono rimanere orfani di una politica che tuteli i loro interessi.
Per quel che riguarda l’idea di un’alleanza con l’Udc bisogna mantenere una linea di coerenza. Basterebbe non allearsi. Se si decide di farlo è necessario accettare le scelte dell’Udc, che tra l’altro da sempre esprime una posizione chiara che mira a superare il bipolarismo. A maggior ragione ritornare in queste elezioni regionali a un bipolarismo di coalizione camuffato da idee di federalismo territoriale significa, di fatto, smentire la linea di Berlusconi alla quale noi rimaniamo leali. In questo momento storico occorre evitare fughe in avanti e sostenere con decisione senza se e senza ma il governo Berlusconi affinché il nostro Paese possa superare le crisi in atto.
*Presidente dei cristiano-popolari del Pdl
e fondatore del Pdl