L’intervento Un passo avanti del mercato

Missione compiuta. Ieri le telecomunicazioni hanno voltato pagina. La separazione della rete è divenuta una realtà. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha tenuto fede alla promessa che il suo presidente, Corrado Calabrò, aveva fatto al Paese nel luglio del 2007: «Separeremo la rete di Telecom Italia». Il traguardo è stato tagliato grazie a un lungo negoziato con l’azienda la quale ha infine accettato di sottoporsi a un ampio spettro di obblighi che rendono l’Italia unica nel panorama europeo continentale. Molti i contenuti che traghettano il nostro Paese in una nuova dimensione. A cominciare dalla piena parità di trattamento tra le divisioni commerciali di Telecom Italia e i concorrenti. Immaginate i clienti in fila davanti al banco di un supermercato. Tutti vengono serviti secondo l’ordine di precedenza, nello stesso modo, agli stessi prezzi e con prodotti della medesima qualità. Ovvio, direte. Tutt’altro per chi conosce la cronistoria delle battaglie nelle telecomunicazioni per assicurare la parità di trattamento fino ai minimi dettagli tra chi possiede la rete, Telecom Italia, e i suoi concorrenti che alla stessa Telecom Italia devono rivolgersi per contenderle i clienti sul mercato. Un bel conflitto di interessi rispetto al quale l’affermazione del divieto: «non discriminare!», non bastava. Di qui l’esigenza di separare con paratie stagne le unità organizzative e di introdurre un organo di sorveglianza preposto a vigilare dall'interno il rispetto delle regole. Il board di sorveglianza, composto da una maggioranza di membri nominati dall'Authority, farà da gendarme. Se vi pare poco, pensate a società come Eni o Enel o allo stesso azionista di Telecom Italia, Telefonica, se sarebbero disposte a mettersi in casa un intruso. Sognate. Ma di quale separazione parliamo? Non certo di quella strutturale che presuppone una scelta autonoma del proprietario della rete. Bensì di una declinazione della separazione funzionale che coniuga i vantaggi della distinzione organizzativa tra Open Access e le altre unità aziendali con quella di offrire agli operatori alternativi uno sportello dedicato, la divisione wholesale, per comprare tutti i prodotti di cui essi hanno bisogno. La distinzione tra la via inglese e quella italiana alla separazione sta proprio qui: mentre l’Open Reach britannico è monotematico, essendo limitato solo all'affitto del doppino di British Telecom, poiché rispondeva a un imbarazzante fallimento di quel rimedio, l’Open Access italiana è a tutto tondo, assicurando la parità a 360 gradi in tutti i prodotti disponibili per l'accesso all'ultimo miglio. Fino a spingersi sul terreno ancora vergine della rete di nuova generazione in fibra. Ai timori di chi paventava che la separazione significasse: «la vecchia rete in rame ai concorrenti, la nuova in fibra alla sola Telecom Italia», è stata data una risposta senza equivoci. L’accesso alle infrastrutture passive e, dove queste mancano, alla fibra spenta dovrà essere dato subito e sotto il controllo dell’Autorità. E tutti i prodotti attivi dell’accesso che Telecom Italia sarà richiesta di offrire sulla fibra saranno automaticamente inclusi nel perimetro della separazione. Infine lo sviluppo della rete di nuova generazione avverrà in piena trasparenza e con il coinvolgimento di tutti gli operatori in una cabina di regia diretta dall’Autorità. E i consumatori? Anche loro ne beneficeranno grazie a una semplificazione delle procedure per la gestione dei loro reclami. In sintesi le ragioni della concorrenza e quelle dello sviluppo sono state salvaguardate utilizzando i soli strumenti messi a disposizione dal diritto nazionale. Ora non resta che costruire con fiducia il futuro.
*Commissario Agcom