L’intervento Le ragioni della crisi

Gentile Direttore,
pur non avendo rappresentanza parlamentare, noi comunisti seguiamo con grande attenzione le vicende economiche del Paese e la stessa discussione che avviene nelle sedi istituzionali, anche se, per la qualità dei «nominati», non ne sentiamo particolarmente la lontananza. Ci preoccupa l’ulteriore carico di sacrifici richiesti ai lavoratori italiani ed anche alle classi medie che stanno subendo un processo di neo-proletarizzazione. Crediamo che Berlusconi rappresenti un male per il Paese, ma non siamo tra quelli che ritengono che un semplice cambio di governo possa risolvere il problema. La soluzione non è certo un governo tecnico od elezioni anticipate ed un cambio di maggioranza. Ma di certo la soluzione non sono le misure «lacrime e sangue» richieste dall’Europa dei banchieri. Infatti l’Unione europea è una delle cause dei nostri problemi.
Siamo oggi l’unica forza di sinistra e comunista in Italia (in Grecia i comunisti del Kke lo dicono da tempo) che ha il coraggio di dire questa semplice cosa: uscire dalla Ue e dai suoi ricatti non pagando più il cosiddetto debito pubblico. Il trattato di Maastricht del 1992 è una delle nostre prigioni. Quante volte ci hanno ripetuto: «Senza l’euro, chissà a quale disastro saremmo andati incontro…», eppure proprio con l’arrivo della moneta unica le conseguenze sono parse evidenti ai più: ogni genere di consumo giornaliero che costava mille lire raddoppiò. Oggi, la Banca centrale europea (che è praticamente in mano agli stessi privati che siedono nei cda delle banche centrali dei singoli Stati), ci impone sacrifici che sono dovuti all’aumento del debito «pubblico» che lei stessa innalza in una «partita di giro», tramite le agenzie di rating. È forse a questa «banda» che vogliamo affidare il nostro Paese? Eppure a sentire parlare la politica tutta, di destra e di sinistra (ancor più corrotta perché debole e ancor più debole perché corrotta), l’informazione e – ahimè - la quasi totalità di una confusa opinione pubblica, non ci sono altre strade che accettare i diktat europei. Piero Ichino, uno dei sacerdoti minori del culto europeo, ci spiega che sia l’uscente presidente della Bce, Trichet, sia l’entrante Draghi, indicano un’ulteriore riforma del nostro diritto del lavoro come condizione per l’intervento della stessa Bce. Le nostre relazioni industriali passeranno così dalla precarietà del lavoro a un inizio di vera e propria schiavitù!!
Insomma chi cerca soluzioni in seno all’Europa si illude, mentre questa crisi travolgerà tutto e ingrasserà solo pochi gruppi di grandi banchieri, che però rischiano di vedere saltare, forse prima che poi, il malefico giocattolo che hanno creato, in quanto i dati della crisi appaiono strutturali, una vera e propria crisi di sistema. Se è giusto quindi attaccare la Ue come obbiettivo immediato, dobbiamo pensare a cosa proporre strategicamente. Noi pensiamo al Socialismo.

Segretario Comunisti

sinistra popolare