L’intervento Salvini: «Federalismo vuol dire equità»

(...)Da allora in molti ci hanno provato, in molti l'hanno promesso, nessuno ovviamente ci è riuscito. Chiariamo sin da subito quindi che il federalismo, obiettivo per cui la Lega e buona parte del Nord sta combattendo da oltre 20 anni, non è una ricetta miracolistica, ma è un tentativo di riportare un po’ di equità e di responsabilità in questo strano Paese. Un Paese molto lungo, dove in Lombardia i dipendenti regionali costano 21 euro ad ogni cittadino e in Sicilia invece 353 euro a testa. Un Paese dove i politici costano 61 euro a testa a ogni cittadino lombardo e 247 euro a ogni cittadino laziale. Un Paese dove in soli due anni sono stati smascherati oltre 40mila falsi invalidi, oltre mille dei quali annidati in un solo quartiere di Napoli. Un Paese che, stando ai dati illuminanti del professor Luca Ricolfi nel suo «Il sacco del Nord» ogni anno 50 miliardi di euro (sì, avete letto bene, 50 miliardi di euro!) partono da Nord e si smarriscono fra parassitismo, evasione, sprechi e lavoratori socialmente inutili.
Il federalismo ovviamente non è una bacchetta magica ma, come si tocca con mano in Svizzera, riequilibra evidenti storture. È vero che con il federalismo ci saranno Comuni che ci guadagneranno e altri che ci perderanno, è vero che chi si è indebitato assumendo migliaia di dipendenti inutili e spendendo soldi che non aveva dovrà fare dei sacrifici, mentre chi ha gestito bene le casse comunali avrà più soldi a disposizione. Secondo uno studio del Partito Democratico, partito federalista a settimane alterne, col federalismo municipale in discussione queste settimane il solo Comune di Milano ci guadagnerebbe 169 milioni di euro ogni anno. E da milanese so bene quante scuole, quante piazze, quante case popolari e quanti parchi il mio Comune metterebbe a posto con 169 milioni di euro!
È chiaro però che altre realtà, e penso ai dissestati bilanci dei Comuni di Napoli, Roma o Catania, dovrebbero ridurre le spese, o ridurre il personale, o alzare le imposte locali. Sicuramente rimarrebbe un aiuto per non far fallire nessuno ma terminerebbe finalmente il tempo delle spese pazze senza nessun responsabile. Tutto bene dunque? Ovviamente no, tanto che le resistenze sono forti e ben organizzate. Faccio solo un esempio. Quando la Lega proponeva (e ancora propone) che le assunzioni nel pubblico fossero fatte su base regionale, i sindacati si strappavano le vesti indignati. Oggi qualcosa è cambiato, tanto che a proposito delle assunzioni dei vigili del fuoco i sindacati lombardi si sono detti favorevoli ad assunzioni e a graduatorie su base regionale, per evitare che le città del Nord fossero solo un punto di passaggio per personale che veniva dal meridione (e dopo poco vi tornava). Peccato però che i loro superiori sindacali in quel di Roma abbiano fermato tutto: troppo comodo continuare a poter gestire dalla capitale assunzioni, graduatorie, tessere sindacali, voti.
Ora l'Italia è a un bivio e questo bivio non è se festeggiare o no il 17 marzo o se credere o no alle Ruby e alle Noemi. Il bivio è se rimanere in Europa, ridando soldi, responsabilità e poteri ai comuni, o avvicinarsi al nord Africa, evitando di combattere sprechi, sperperi e clientele. I 250 sindaci e vice sindaci della Lega Nord che questa mattina si troveranno a Palazzo Marino per il convegno «Il federalismo fa bene a Milano e al Nord» hanno fretta e hanno poco tempo e denaro da perdere. Chissà se a Roma tutti hanno ben chiaro l'aria che tira in una Padania che dona sangue da 150 anni. Perfino il Conte di Cavour l'aveva capito tanto che, come ricorda Arrigo Petacco nel suo bel libro «O Roma o morte», 150 anni fa lavorava per un'Italia federale. Chissà che fra inni sanremesi e sventolii di bandiere, non sia proprio la Lega a portare a compimento l'unificazione del Paese nel nome del Federalismo.
*Parlamentare europeo Lega Nord