L’intervento Siamo tutti peccatori e la Chiesa non può essere granitica

Habemus condom. È una notizia epocale. Il Papa, in qualche singolo caso, da oggi, considera possibile e non illecito l’uso del profilattico.
Già conosciuto dagli egizi oltre mille anni prima di Cristo, il preservativo veniva poi usato nel tardo Impero romano più che altro come strumento di creatività erotica. Solo dopo il Rinascimento, ha acquistato la sua funzione pluridiversificata, valida ancora oggi, di prevenzione delle malattie e delle nascite. Il preservativo ha avuto il massimo del successo e della popolarità con Hitler, che lo faceva distribuire ai soldati; in favore dei quali sosteneva l’opportunità dell’appagamento sessuale, contestualmente però preoccupandosi della trasmissibilità delle malattie veneree.
La Chiesa cattolica (diversamente da quella ortodossa o dalla evangelica valdese) ne ha sempre vietato l’uso, giudicando immorale ogni azione svolta nel compimento dell’atto sessuale se tesa a impedire la procreazione. È rimasta fino a oggi insensibile anche alla funzione più socialmente importante, di prevenzione delle patologie sessualmente trasmissibili, dalla sifilide, all’Hiv, all’epatite C, all’herpes e via dicendo.
L’anno scorso, proprio mentre era in visita in Africa, dove l’Aids è pandemia, Papa Ratzinger aveva sostenuto che la diffusione del profilattico non potesse essere la via corretta per contrastare il flagello dell’Aids. Si era trattato di un giudizio della Chiesa, che aveva però provocato le reazioni indignate di tutte le istituzioni mondiali, governative e non governative, impegnate nella lotta alla mortale malattia. Quelle stesse istituzioni che, immagino, oggi apprezzeranno la relativa apertura del Papa all’uso di questo strumento con funzione prettamente sanitaria. La significativa influenza che ha la parola del Papa, potrà almeno consentire l’attuazione dei piani sanitari di prevenzione, senza che gli operatori medici debbano combattere con le crisi di coscienza dei cattolici.
Anche se ho sempre pensato che non tutte le istruzioni della Chiesa, in particolare quelle che intervengono nel territorio sessuale, vengano seguite rigorosamente da ogni fedele. Lo dimostrano le vendite, più che soddisfacenti, di profilattici nel mondo; i non certo morigerati costumi sessuali del XXI secolo; il calo delle nascite; l’infedeltà coniugale praticamente eretta a sistema. Oltre al divieto dell’uso del condom, il Papa aveva, appunto, suggerito di essere fedeli al partner e di convogliare la sessualità nel matrimonio, possibilmente prolifico. Per contrastare l’Aids.
Oggi il Papa superconservatore deve avere capito che anche la Chiesa non può restare granitica, almeno in alcune posizioni davvero lontane dal mondo reale. E così, apre ai preti protestanti, pur se sposati, e ammette in alcuni casi, giustificati dal meretricio, l’uso del preservativo.
Tuttavia mi rimane una perplessità, non da poco. Dice il Papa: «Per una prostituta, usare il condom può essere il primo passo verso una moralizzazione». Forse il Papa, però, non sa che le prostitute (anche quando si definiscono escort) sono molto avanti e, da tempo, si tutelano col profilattico. Igienicamente, però, non spiritualmente. Dunque, non è certo stato questo il passo verso la loro moralizzazione; né risulta che, perciò, abbiano acquisito «la consapevolezza che non tutto è permesso», come il Papa si augura.
Un altro passo, dopo questo storico della parziale giustificazione all’uso del benedetto «guanto», lo deve fare proprio il Papa: diventando consapevole che siamo tutti non uomini e donne ideali, ma peccatori implacabili, speranzosi del perdono, se non della Chiesa almeno di Dio; nel frattempo, tutti molto accorti nel prevenire altri guai, oltre a quelli che il Cielo ci manda ogni giorno.