L’INTERVISTA 4 ABDEL SHAARI

Presentandosi come candidato sindaco di Milano e fondatore della lista «Milano Nuova», il direttore dell’Istituto culturale islamico entra da protagonista nella giostra di alleanze che gira fuori dal perimetro del centrodestra morattiano. E l’architetto libico non si sottrae affatto alle ipotesi. Anzi, in qualche modo le avvalora, annunciando una posizione di apertura a possibile intese, sia con il centrosinistra, sia con il cosiddetto «terzo polo», formato da Unione di centro, Futuro e Libertà e Alleanza con l’Italia. Le ipotesi non mancano. «Ho registrato e raccolto rumors e attendibili voci che si rincorrono con insistenza in merito ad una probabile alleanza tra la coalizione guidata da Pisapia e la lista degli immigrati di Shaari, presentata ieri, per le Elezioni Comunali del 2011», ha detto per esempio Stefano Di Martino, vicepresidente del Consiglio comunale. Ma dallo staff del candidato del centrosinistra smentiscono «categoricamente» ogni possibile trattativa.
Allora, architetto, cosa bolle in pentola, ci sono o no trattative in corso con la sinistra guidata da Giuliano Pisapia?
«Noi ci presentiamo. Poi vediamo il risultato che otteniamo. Se avremo voti e seguito al secondo turno vediamo».
Sbagliamo a prevedere che se fosse per lei preferirebbe allearsi con il terzo polo?
«Una volta c’erano centrodestra e centrosinistra, ora avremo questa terza forza, vediamo cosa metterà in campo e decidiamo. Noi stiamo al gioco democratico».
È vero che lei stima molto Gianfranco Fini?
«Fini dice cose che potrebbero essere la posizione che auspichiamo noi. Parlo del voto amministrativo agli immigrati e delle nuove norme sulla cittadinanza, che riconoscerebbe come italiani, per esempio, i nati a Milano. Se troviamo qualcuno che condivide le nostre idee non è detto che non dobbiamo parlare con lui».
Quindi non ci sono preclusioni in questo senso?
«No, anche perché vorrei rispondere ad alcune cose senza senso che sono state scritte dopo la presentazione della nostra lista».
A cosa si riferisce?
«La nostra non è una lista religiosa, ma laica. E io sono laico, lo sono sempre stato e non cambio certo ora, dopo 40 anni in Italia».