L’INTERVISTA 4 ALEX ZANARDI

È così diverso per un pilota di F1 guidare auto da corsa stradali o da rally?
«Serve una premessa: ritengo l'incidente di Robert frutto di una sfortunata casualità, piuttosto che una sottovalutazione di una determinata situazione da parte di un pilota, bravissimo, ma magari poco abituato al mutare continuo del percorso tipico dei rally».
Dunque, nessun errore. E le differenze di guida...
«Il mutare continuo. Volendo spaccare il capello in quattro è questa, di fatto, la vera sola differenza che impone un dazio di rischio aggiuntivo a coloro che sono abituati in pista a viaggiare sempre al limite e "faticano" a tenersi quei margini aggiuntivi necessari quando il percorso che ti si para davanti va continuamente interpretato attraverso le note che ti passa il navigatore e che ti arrivano solo con pochi decimi di secondo d'anticipo rispetto alla necessità di agire».
Chi è bravo in pista può esserlo anche nei rally?
«Se uno è bravo, è logicamente veloce anche con una macchina da rally ma, soprattutto all'inizio, tende ad unire a tanti acuti anche molti svarioni che non pagano rispetto al ritmo medio buono e senza eccessi che sanno tenere i rallisti veterani. Per questa ragione il passaggio dalla pista ai rally può essere difficile, soprattutto se ci arrivi da vincente perché questo alza inevitabilmente il livello dell'aspettativa. Inevitabile, a propostito, pensare a Raikkonen e agli incidenti di cui il finlandese è stato protagonista quest'anno. Secondo me, quanto detto prima spiega la stagione difficile vissuta dall'ex ferrarista. Rimango invece convinto che Robert sia stato semplicemente sfortunato ed è una cosa che nella vita accade purtroppo spesso anche a chi non se la va a cercare...».