L’INTERVISTA 4 CLEMENTE MASTELLA

Clemente Mastella disse un giorno: “Per me l’odore di centro è piacevole come quello delle braciole”. Cosa dice il suo fiuto onorevole?
«Mi dice che questo polo...».
Il terzo polo.
«Magari sarà il secondo».
Dice?
«Chissà. Comunque per ora non esiste».
Non esisterà, però grazie a Fini, Casini e Rutelli alla Camera il centrodestra non ha più la maggioranza.
«Questa area di responsabilità nazionale sta assieme in difesa, mica per scelta. Non hanno una linea comune, se Fini non fosse uscito dal Pdl non si sarebbero mai trovati».
Loro dicono che tanto per cominciare si sono trovati sulla legalità, astenendosi sulla fiducia a Caliendo.
«Ma va’, quella è stata solo la prima occasione. Anzi, se mai il tema ha creato maggior tensione».
Giustizialisti contro garantisti.
«Io mi dimisi quando finii sotto inchiesta, ma il problema è che i tempi della magistratura sono troppo lunghi e nessuno ti ripaga degli anni persi».
Lei è all’europarlamento. Fosse stato alla Camera come avrebbe votato?
«Io avrei evitato il voto, o lo avrei fatto a settembre».
Cosa cambia?
«Questa crisi della legislatura ha colto tutti di sorpresa. Sono tutti in apnea».
Berlusconi vuole elezioni anticipate a pieni polmoni.
«Berlusconi rischia di farsi estromettere, di non essere più l’interlocutore di quest’ultima fase della legislatura. Se non saprà gestirla è fottuto, cadrà nel precipizio».
Addirittura?
«Più va avanti a farsi logorare in parlamento, magari perdendo la maggioranza pure al Senato, più i giochi non dipenderanno da lui».
Quindi?
«La tregua non esiste, questo deve essere chiaro: Berlusconi non ha più tempo, deve decidere in un mese».
Decidere che?
«Se rinegoziare con Fini».
Scherza?
«No, perché i tempi e l’esito di elezioni anticipate non sono scontati. Certo se sceglie di rinegoziare deve sapere che non può farlo solo con Fini: sarà costretto a farlo anche con l’Api di Rutelli e l’Udc di Casini».
Una catena d’affetti che non si può spezzare.
«Se si metterà alla guida di un governo di transizione di questo tipo, però, Berlusconi dovrà accettare il fatto di essere un premier dimezzato».
Certo Fini non è in ottima posizione, visti i guai monegaschi...
«Sulla casa di Montecarlo aspettiamo l’esito dell’inchiesta».
E Mastella in tutto questo come si colloca?
«Chiamiamola “ideologia territoriale”, io alzo la bandiera del Mezzogiorno».
Un altro Bossi del Sud
«Non si tratta di contrapporsi alla Lega, è più competizione. Il Sud è ai margini, ma le elezioni le vinci o le perdi sul Sud e su quell’area grigia che aveva pensato di starsene serena cinque anni e che invece adesso si ritrova perplessa a guardare questa crisi».
Non è che si sta preparando a tradire il Pdl con la Balena bianca?
«Sono alleato fedele del Pdl. Certo è che...».
Ecco, ora arriva il ricatto.
«Macché ricatto, rispetto».
Rispetto?
«Dico solo che il Pdl a livello locale dovrebbe essere un po’ meno arrogante. Noi alle ultime regionali abbiamo portato centomila voti nonostante tutte le mazzate che ci hanno dato, non è mica da tutti, sa?».
Lei è entrato in parlamento nel 1976, di crisi se ne intende.
«Governo De Mita».
Anno 1989.
«Prima che lo fregassero, lo avvertii: Gava ti tradirà. Non mi credette».
E Gava tradì.
«Allora De Mita mi disse: “Tu vedi questi due architrave? Ecco, me ne è mancato uno”. E io risposi: “Ma tu non lo tenevi”, nel senso di non lo avevi».
Un po’ come è successo fra Berlusconi e Fini?
«Fini e il Pdl ora, Rutelli e il Pd prima. È la crisi dei cofondatori».
Dovuta a cosa?
«È come nell’automobilismo: la mescola delle gomme era sbagliata, e la natura non la salti. Ecco, serve una nuova mescola, o nuove gomme».