L’INTERVISTA 4 ELIZABETH JENNINGS

Scrittrice, traduttrice, talent scout, direttrice del Women’s Fiction Festival, Elizabeth Jennings vive a Matera e ha una sua teoria sul perché la narrativa rosa vende così tanto: «Perché è scritta da professionisti veri e non poteva essere diversamente».
Che cosa intende?
«La vendita dei romanzi rosa muove 1,5 miliardi di dollari l’anno. Per darle un’idea, i gialli muovono 670 milioni di dollari, la fantascienza 550, i libri di letteratura per così dire tradizionale 450. Un mercato del genere aveva bisogno di professionisti veri, e li ha trovati. Dirò di più, li ha formati. Accade anche negli altri settori, ovviamente, ma in misura minore».
E in Italia come stanno le cose?
«Gli italiani sono i migliori nell’arte, nell’architettura, nella cucina, ma non sono grandi lettori, e per “grande lettore” intendo chi legge più di cinque libri in un anno. Questo perché hanno una vita splendida e praticano poco la lettura come fuga dalla realtà. E quando scrivono mettono l’enfasi sullo sforzo intellettuale e stilistico, soltanto dopo sulla professione di romanziere. Il mercato non accoglie bene ciò. Sa perché sui quotidiani italiani c’è la classifica della narrativa straniera più venduta e, a lato, della narrativa italiana più venduta? Perché se ci fosse solo quella dei romanzi più venduti non ci sarebbe nessun italiano».
A dir poco sconsolante.
«I libri italiani, eccetto alcuni, vendono 5000 copie. Cioè non vendono. E sono scavalcabili con facilità da un prodotto perfettamente confezionato come la narrativa rosa. Tutto ciò è stato possibile perché negli Usa si è lavorato decenni a formare un pubblico e una serie di professionisti in grado di soddisfarne le esigenze. Gli italiani traducono questi libri, considerandoli letteratura figlia di un Dio minore, senza però importare il sistema produttivo che sta dietro. I romanzi rosa sono come le fiction televisive: non andranno mai alla Mostra del cinema di Venezia, non vinceranno l’Oscar, ma sono seguitissime e prodotte, sovente, davvero bene».
Mercato fatto solo di donne...
«Il pubblico tout court è femminile! La lettura è quasi totalmente femminilizzata. Oggi molti generi del rosa, dalla urban fiction apocalittica alla romantic suspense, puntano più su eroine attive, vuoi in Irak, vuoi su una nave spaziale, che su uomini come oggetti del desiderio. E poi c’è il prezzo: perché spendere 25 euro in libreria, quando un libro di qualità me lo compro prima di salire sul treno a 5 euro?».
Gli autori italiani che dovrebbero fare per acquisire mercato?
«Diventare professionisti. Ai congressi editoriali statunitensi ci sono i cinque minuti “Pitch your book”, in cui l’autore deve presentare brevemente il proprio libro ai talent scout. Alla San Francisco Writers Conference ho visto scrittori aggirarsi con biglietti da visita e siti web già fatti per libri non ancora venduti. Questa motivazione vuol dire qualcosa per gli editori, che in Italia campano troppo sul nome degli scrittori e poco sui romanzi venduti. Anche se le cose negli ultimi anni sono un po’ cambiate. Così come cambieranno moltissimo con l’e-book».