L’INTERVISTA 4 GIUSEPPE CIARRAPICO

Giuseppe «Peppino» Ciarrapico, detto il Ciarra, imprenditore, editore, senatore del Pdl, fascista, «prego, mussoliniano» (precisa lui). Lei che conosce da sempre Gianfranco Fini come la vede questa storia della casa di Montecarlo?
«Malissimo. Le otto non risposte di Fini hanno aggravato la sua posizione. E poi scaricare così sul cognato. È una gran brutta storia, brutta, brutta, brutta».
L’immagine di Fini ne esce compromessa?
«Irrimediabilmente. Ma è solo l’ultimo atto di un percorso che parte da lontano. È passato dal saluto romano alla kippà, ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto. Ha tradito gli ideali della gente di destra, che per questi ideali, in taluni casi, ha sacrificato addirittura la vita. Poi ha rinnegato il fascismo».
Non dica che Fini è stato fascista che la querela.
«C’è un motto a Roma che per certa gente dice così: camerata, camerata, fregatura assicurata. Almirante di lui diceva che parla bene e che sa dire meglio di chiunque altro che l’estate fa caldo e l’inverno fa freddo, ma che bisogna avere del tempo prima per spiegarglielo bene. Negli ultimi mesi di vita, bloccato nel suo letto nella casa di via Quattro fontane, Giorgio si confidò col sottoscritto: “Peppino, io di Fini non mi fido”. Aveva visto giusto. Per noi camerati è stato veramente una delusione. Non ha mai rappresentato l’anima del Msi, nemmeno dopo con An. Il Cavaliere è stato troppo buono, per troppo tempo, con lui. E comunque questa storiaccia di Montecarlo potrebbe non essere l’unica...».
Che cosa vuole dire?
«Chissà se ha altri scheletri nell’armadio».
Senta senatore, secondo lei a questo punto Fini si deve dimettere?
«Non ha scelta. Anche se difficilmente lo farà poiché non si è mai dimissionato da niente. È la goccia finale. Non rappresenta più la maggioranza che lo ha eletto, da un anno non fa altro che dare addosso al governo e al suo premier, da cofondatore del Pdl è diventato l’affondatore del Pdl. Ha la vocazione del guastatore. La vicenda di Montecarlo indigna la gente di destra, che non te lo perdona. L’aver utilizzato un bene ereditato da una simpatizzante del Movimento sociale, svenderlo a quel modo, farlo finire nei paradisi fiscali prima di darlo in affitto al cognato, beh è una cosa che a destra è inimmaginabile. E poi sorrido quando parla di bene privato e non pubblico. Il partito ha personalità giuridica. È come rubare alla cassetta della chiesa, impedisci a quei soldi di essere utilizzati per lo scopo prefissato. Altro che buona battaglia della vedova Anna Maria Colleoni...».
Senatore, lei è molto duro...
«Sono molto amareggiato. La politica di Fini è sempre stata fine a se stessa. Pur dichiarandosi patriota ogni due per tre, non guarda all’interesse nazionale. In questo periodo, con questa crisi, con i rischi che si corrono mandando a casa il governo, agire così è da persone responsabili? E pensare che tempo fa è venuto da me chiedendo perché gli avessi appiccicato addosso la pecetta islamico-sionista».
E lei?
«Lo incontrai. Parlammo. Fra l’altro mi disse che gli dispiaceva per questa sua plateale rottura col passato. Al che risposi che aveva un’ottima occasione per rifarsi andando al cimitero dei fascisti i primi di novembre. Rispose: “Può essere una buona occasione, ma ci vieni pure te?”. Risposi di sì, perché altrimenti ti fischiano e rischi. L’avete visto voi? Io non l’ho più visto. Ripeto: io non mi scandalizzo, l’ho sempre saputo da quando il vecchio camerata Zanenga mi chiamò per dirmi che c’era un ragazzo di Bologna che doveva passare, se ricordo bene, da magistero a lettere, e che lo voleva mandare al Secolo. “È uno dei nostri?” chiesi. E lui. “Beh, proprio dei nostri non direi. È un fighetto” Così arriva ‘sto fighetto, ci parlo, mi racconta trafelato che aveva passato un brutto quarto d’ora perché dopo aver visto il film “Berretti verdi” all’uscita aveva preso qualche sganassone. Queste erano le sue credenziali. Può immaginare cosa pensai all’epoca. Quel che ho sempre pensato in questi anni. Quel che penso oggi con questa storia di Montecarlo, con lo strappo del Pdl, con i valori che Fini ha via via rinnegato...».