L’INTERVISTA 4 IGOR CAMPEDELLI

Presidente Campedelli, non dica che l’obiettivo del Cesena è la salvezza. Troppo ovvio e scontato per una neopromossa.
«Per salvarmi sarei pronto a firmare subito, ma ora dobbiamo pensare a consolidarci e l’obiettivo primario è quello di non retrocedere. Ma non dobbiamo bruciare i risultati e i record ottenuti in questi due anni, perché passare subito dalla Lega Pro alla A non è facile. Ma nemmeno porci dei limiti. Anzi».
Il Cesena torna in A, per l’11ª volta, dopo 20 anni. Se lo sarebbe mai aspettato quando l’ha rilevato dalla famiglia Lugaresi nel dicembre 2007, retrocedendo subito in C1?
«Era un sogno che avevo e che ho condiviso con poche persone che capivano di calcio. Non volevo farmi dare del matto, cercavo di evitare le pressioni ma sfido chiunque a ottenere una doppia promozione consecutiva nei prossimi 10/15 anni».
Già, ma ora ci siete e i tifosi del Manuzzi sognano. Nella prima mattina della campagna abbonamenti sono state staccate 2.000 tessere.
«Per la precisione 2.250 e questo è un preciso segnale che i tifosi ci mandano. Se penso che quando siamo retrocessi in Lega Pro abbiamo fatto 4.500... Ora siamo di fronte a un vero test e a innamoramento da parte dell’intera Romagna. Perché a Cesena e dintorni esistiamo solo noi. Ecco perché punto a 10/12mila abbonati».
Nel ’75-’76, Cesena sesto in classifica e coppa Uefa. Perché non riprovarci?
«(ride) Dobbiamo sognare e lavorare per fare il massimo. Sappiamo quello che ci aspetta, abbiamo mezzi finanziari ridotti rispetto ad altri club, ma la società è sana e senza debiti. E dobbiamo considerare l’entusiasmo e le aspettative del popolo romagnolo. Pensi che la settimana scorsa a Riccione, un bagnino quando mi ha visto ha tolto la bandiera rossa in spiaggia e ha issato la nostra bianconera. Se non è amore questo! Ma sono realista perché nelle prime due giornate di campionato andiamo a Roma e ospitiamo il Milan e scusate se è poco».
A proposito, c’è un altro presidente Campedelli in serie A che col Chievo è arrivato ai preliminari di Champions…
«Ma lei mi martella. Conosco bene Luca, non siamo parenti, si chiama come mio figlio e lo stimo perché ha dimostrato che con un progetto e idee chiare anche un piccolo club può ottenere grandi risultati. È un esempio tangibile di competenza ed entusiasmo e la sua è una conferma, non un exploit, perché non si resta tanti anni in A se non si hanno qualità e capacità».
Ha lasciato andare via Bisoli, autore del miracolo Cesena per prendere Ficcadenti, salvatosi in extremis col Piacenza. Le piace rischiare?
«No, analizzo e rifletto molto e penso di aver fatto la scelta giusta. Mi piace scoprire il nuovo e l’impensato e poi Bisoli va solo ringraziato per quello che ha fatto».
Lei ha 36 anni e un passato di ex giocatore, unico tra i presidenti di A e B. Non è che interferirà sulle scelte tecniche di Ficcadenti?
«Non ci penso proprio, ognuno ha il suo ruolo. Voglio però parlare e sapere, offro un confronto, mi ritengo un valore aggiunto, ma le scelte tecniche sono solo sue».
Differenze tra il Cesena di B e quello di A.
«Cambia tutto, avversari, pressione dei media, bilanci. È uno scenario diverso dove quello che è stato fatto è da dimenticare, anche se resterà nella storia».
Insomma, che Cesena vedremo?
«Preparatevi a una sorpresa, perché in A vogliamo durare a lungo».