L’INTERVISTA 4 JONATHAN COE

Sarà che lasciarsi è un’abitudine, sarà che la meteora blairiana è un ricordo lontano, sarà la crisi. Fatto sta che «l’inglese qualunque» di Jonathan Coe (quello de La famiglia Winshaw e La banda dei brocchi), il narratore per eccellenza della social comedy britannica, è diventato triste come il crepuscolo sulle scogliere di Dover. Abbandonato da moglie, figlia e ottimo impiego, facebook-aholic, il protagonista di mezza-età de I terribili segreti di Maxwell Sim (esce domani da Feltrinelli) s’improvvisa allora rappresentante di spazzolini da denti ecocompatibili e s’avventura in auto verso le Shetland per promuovere la merce. Seguiamo un uomo che ha tre difetti: è ordinario, ordinario e ordinario. Ma siccome è un personaggio letterario, questa ordinarietà è affascinante come un thriller, e, infatti, ha un finale con doppia sorpresa. La critica inglese ha accolto Maxwell Sim come una specie di romanzo a chiave e il Times si è impegnato a scoprire a chi si sia ispirato Coe per creare questo campione di mediocrità intellettuale.
Allora, da dove viene Sim? Dalla tv, dalla cronaca, dalla politica dalla letteratura classica, vedi Simenon...
«Di tutte le citazioni del Times, solo una è corretta: Donald Crowhurst. Nel 1968 decise di attraversare il globo in barca, non stop. Quando capì che non ce l’avrebbe fatta, creò un falso viaggio, con falsi diari di bordo. Ma mentre se ne stava nascosto in mezzo all’Atlantico da mesi, anche a moglie e figli, nell’angusto spazio della barca, impazzì e si suicidò. Ora in Inghilterra abbiamo riscoperto la sua storia splendida e terribile grazie a nuovi libri e film. A me ha ispirato perché oggi non potrebbe più accadere: nel 2010 un satellite ti trova ovunque. Altra fonte è stata The Fall and Rise of Reginald Perrin di David Nobbs. Anche qui il protagonista si suicida, per noia e per farsi una nuova vita. Scoprirà che è anche più noiosa della precedente. Entrambe sono storie di grandi bugiardi vittime delle loro stesse delusioni».
Il romanzo parte dall’articolo di un quotidiano locale. Il modo contemporaneo di scoprire i «terribili segreti» delle persone comuni sono le pagine di cronaca?
«Forse. Ma solo se pensiamo che i giornali dicano la verità. Personalmente li leggo tutti con un certo scetticismo. Perché dovremmo credere ai giornalisti più che ai politici o, per dire, agli scrittori? Certo, almeno uno scrittore ammette che i suoi romanzi sono bugie, dall’inizio alla fine».
O almeno dovrebbe. La critica britannica sostiene che questo suo ultimo romanzo sia uno «specchio della contemporaneità».
«A volte i romanzi-specchio riflettono le cose esattamente, a volte le distorcono. Per Maxwell Sim decideranno i lettori. È vero che nel romanzo dico che social network e realtà virtuale stanno sostituendo le persone. Ma attenzione: molti usano anche la narrativa nello stesso modo e hanno relazioni più strette con Harry Potter o Anna Karenina che con gli amici o la moglie. Malsano anche questo, non trova?».
Sim parla più con il navigatore che con gli esseri umani. Eppure alla fine ci risulta simpatico. Anche a lei?
«Ci mancherebbe: ho scritto 300 pagine su di lui. L’incapacità ad articolare verbalmente le emozioni, comunque, è tipica del maschio, me compreso: parliamo più volentieri dei nostri computer che dei nostri sentimenti».
Non ha avuto paura che l’ordinarietà di Sim alla fine risultasse noiosa?
«È questo che lo rende interessante, invece. Se a qualcuno annoia, è un problema suo. Io amo sedermi in luoghi anonimi, come aeroporti e autogrill, e fantasticare sulle vite interiori delle persone in transito. Non scrivo mai di supereroi e vincenti. Li trovo ordinari».
In certe pagine sembra anche che lei si prenda gioco di chi vede la letteratura come impegno o come «qualcosa che ti cambia la vita».
«Negli ultimi trent’anni, più o meno, sono stato circondato da persone che amano i libri. Divorano i libri. Leggono romanzi come se la letteratura fosse la risposta ai grandi misteri della vita. Ho sempre pensato che fossimo tutti così. Da poco invece ho scoperto che ci sono persone del tutto disinteressate ai libri: senza leggere vivono benissimo, magari solo un po’ confusi da tutto il valore che gli altri danno alla lettura. Ma forse hanno ragione loro, invece! So che sto dicendo cose pericolose per uno scrittore. Ma alla fine del romanzo i lettori avranno una sorpresa che dovrebbe farli riflettere sul vero valore della storia per leggere la quale hanno perso così tante ore della loro vita».
Forse I terribili segreti avrebbe anche potuto essere sostituito da L’impossibile intimità? Sim sembra così incapace di relazionarsi intimamente con qualcuno...
«La possibilità c’è. Però bisogna lavorarci. Le relazioni profonde non sono una cosa semplice. E invece oggi, quando non funzionano, è diventato semplice scappare via. Sparire nell’altra stanza e entrare in rete oppure mandare un sms a un amico, invece di parlare con chi ti sta di fronte. Non sto attaccando la tecnologia. Vorrei solo che la usassimo, saggiamente, per rafforzare i legami, non per fuggirne via».