L’INTERVISTA 4 LAMBERTO TACOLI

C’è voglia di andare avanti, nonostante tutto. Lamberto Tacoli (gruppo Ferretti e vicepresidente Ucina) sottolinea il momento ancora critico della nautica, ma anche la voglia di ripartire.
Tacoli, a che punto siamo?
«Ci sono state ottime risposte da Cannes e Montecarlo dove abbiamo finalmente rivisto i grandi latitanti dell’Est Europa. Un po’ meno da Genova, anche per via del maltempo. Poi ci siamo trasferiti negli Usa dove abbiamo trovato un mercato in lieve ripartenza. Ma abbiamo respirato anche l’aria frizzante del Sudamerica, Brasile in testa. Il bilancio è positivo se consideriamo che Crn (gruppo Ferretti) ha già perfezionato due delle sei lettere d’intenti: un 60 e un 58 metri. Molto bene pure Custom Line, ma c’è un trend positivo anche per gli altri marchi».
Ma in cifre?
«Posso dirle che arriveremo a Natale con un portafoglio ordini superiore al 50% del budget, una posizione migliore rispetto a un anno fa».
Sembra un sassolino nella scarpa...
«Ma no! Voglio dire che oggi il gruppo Ferretti, grazie agli investimenti del suo presidente e degli azionisti storici come Galeone o il sottoscritto, è tornato al ruolo più consono di azienda imprenditoriale che guarda al futuro, con grande attenzione al cliente, al prodotto e ai mercati. Siamo tornati a parlare di industria più che di finanza. Ma questo vale per tutti».
Però i guai provocati dalla finanza hanno lasciato ferite profonde.
«La cosa importante è vedere oggi la stessa azienda, presidente in testa, che lavora per affrontare un mercato diverso dopo la grande crisi. Piuttosto mi auguro che i grandi gruppi, che poi fanno i grandi numeri del mercato, vadano avanti più compatti, con più coesione e collaborazione sui grandi temi».
Il 2 dicembre parlerete di «strumenti per una nuova competitività».
«Come vicepresidente di Ucina sto lavorando a una relazione sui temi legati all’aspetto finanziario del settore e alle conseguenze del recente attacco mediatico alla nautica. In Italia abbiamo industriali - e artigiani - tra i più bravi del mondo. Sappiamo fare cose straordinarie. Tuttavia, dobbiamo ricominciare a essere mercanti. Bisogna viaggiare, proporre i nostri prodotti in giro per il mondo. Questa è la prima lezione che abbiamo imparato dalla crisi. Seconda cosa: più supporto finanziario. Dopo gli anni dell’ubriacatura oggi si è ritirato come una lumaca. Ci vogliono sempre delle sane vie di mezzo tra imprenditori trasparenti e sistema bancario per far partire le grandi attività legate al leasing, fondamentali per lo sviluppo e la continuità».