L’INTERVISTA 4 LINO ZANI

Lui si chiama Lino Zani, ha l’aspetto e la tempra di ciò che è, uno nato sui monti e vissuto per i monti. Uno a cui la neve parla, uno per cui il giacciaio dell’Adamello non ha segreti.
Ma Zani non è solo uno che ha scalato diversi ottomila e raggiunto entrambi i poli. È stato la guida alpina di Giovanni Paolo II, ha conosciuto l’altro lato di Wojtyla, quello più umano, libero e sofferto. A lungo ha mantenuto il riserbo su questo legame ma ora, in occasione della beatificazione, ha deciso di raccontarlo in un libro: Era santo, era un uomo. Il volto privato di Papa Wojtyla (Mondadori, pagg. 184, euro 18,50, con Marilù Simoneschi). Al Giornale racconta alcuni degli aspetti più toccanti di questo legame.
Zani, come ha conosciuto Karol Wojtyla?
«Nel luglio del 1984 sull’Adamello. I miei genitori gestivano il rifugio della Lobbia Alta sul ghiacciaio. A un certo punto abbiamo ricevuto la visita di quattro sacerdoti polacchi. Non sapevamo che uno di loro era don Stanislao Dziwisz, l’assistente personale del Papa. Il posto gli piacque gli sembrò idoneo alle vacanze del pontefice... Noi all’inizio non riuscivamo a crederci ma poi il Papa arrivò davvero».
Com’era il Wojtyla «montanaro»?
«L’ho frequentato per 21 anni e lo consideravo un amico... Sciava bene, non gli ho mai dato lezioni, semplicemente lo accompagnavo. Quando sciava aveva un’aria serena, felice. A volte diceva che lassù si sentiva libero mentre a Roma si sentiva in prigione. La montagna lo riportava alla giovinezza, al tempo che aveva trascorso nei monti Tatra».
Eppure c’era anche qualcosa di mistico nel suo rapporto con la montagna...
«Io sulla sua santità non ho avuto dubbi sin dalla sua prima visita. A volte sembrava sentire come un bisogno impellente. Allora si fermava, si isolava. Pregava per ore seduto su un sasso. E quando succedeva, non so come spiegare, è come se da lui promanasse un’energia particolare... Non c’era più un suono, un rumore, sembrava che il tempo si fermasse».
E Wojtyla all’Adamello ha fatto anche delle scoperte relative alla sua famiglia e alla sua storia personale...
«Sì suo padre aveva combattuto nella Prima guerra mondiale e, parlando, ci siamo resi conto che era proprio uno di quei soldati polacchi mandati nella zona dell’Adamello sul Carè Alto. Il papa ne restò colpitissimo».
Nel libro si parla anche del terzo segreto di Fatima...
«Il segreto di Fatima recita: “Un vescovo vestito di bianco... salire su una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia...”. Bene il papa volle salire alla croce di Cresta Croce, che è fatta proprio così, e sulle quella croce lo vidi meditare a lungo... Nel resto del segreto ci sono molte altre similitudini con luoghi o cose accadute sull’Adamello, come spiego nel libro... Secondo me sono segni importanti che identificano Wojtyla con il vescovo vestito di bianco del “segreto”... Ma ovvio che queste son questioni di fede, uno ci crede o non ci crede...».